Spari al cuore di Washington: il Secret Service ferisce un uomo armato nei pressi della Casa Bianca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non bastava l’ombra lunga del tentato attentato alla cena dei corrispondenti della stampa, avvenuto poco più di una settimana fa, che ha già costretto le autorità a rivedere i protocolli di sicurezza nel perimetro della capitale -2-7; ieri pomeriggio, nei pressi del Washington Monument – a circa un paio di chilometri dalla residenza presidenziale – è scattato l’ennesimo allarme, con un individuo armato neutralizzato a colpi di arma da fuoco dagli agenti in borghese del Secret Service.

Il vicedirettore dell’agenzia, Matthew Quinn, ha descritto l’accaduto nel corso di una conferenza stampa tenutasi a ridosso dell’episodio, cercando di mettere ordine in una ricostruzione ancora frammentaria fatta di dettagli che, in un primo momento, sembravano suggerire l’ipotesi più grave: quella di un decesso sul colpo del sospetto. L’uomo, la cui identità e le cui condizioni cliniche – sebbene ricoverato in un nosocomio della città – non sono state ancora rese ufficialmente note, è stato raggiunto dai proiettili all’incrocio tra la 15ª strada e la Independence Avenue, una zona molto frequentata da turisti e posta a ridosso del celebre obelisco dedicato a George Washington.

Un minorenne coinvolto e il dubbio sul movente

La dinamica, sebbene ancora al vaglio della polizia di Washington D.C., presenta alcuni elementi di particolare complessità che vanno al di là del semplice scontro a fuoco. Gli agenti del Secret Service, che pattugliavano l’area come parte del dispositivo di sicurezza esterno del complesso presidenziale, hanno notato un uomo dal comportamento giudicato “sospetto”; a insospettirli ulteriormente è stata la sagoma di un’arma, visibile sotto i vestiti del soggetto, che ha innescato l’inseguimento. Nel tentativo di eludere il controllo, l’individuo ha estratto l’arma e ha aperto il fuoco contro gli uomini della sicurezza, i quali – senza esitazione – hanno risposto al fuoco, ferendolo.

A complicare il quadro giudiziario c’è poi la presenza di una vittima collaterale, un minorenne rimasto lievemente ferito durante la sparatoria. Le autorità non hanno ancora chiarito se il giovane sia stato colpito dai proiettili dell’aggressore o dal fuoco di rimando degli agenti, un dettaglio che le indagini balistiche dovranno accertare nei prossimi giorni. E non è tutto: poco prima che l’inferno di piombo si scatenasse tra i palazzi del potere, il corteo del vicepresidente JD Vance aveva transitato proprio da quelle vicinanze, costringendo gli inquirenti a interrogarsi sulla possibilità che l’obiettivo fosse proprio il numero due dell’amministrazione.

L’incertezza della intelligence e un precedente recente

In un clima politico già rovente, aggravato dalla facilità con cui gli aggressori sembrano avvicinarsi ai perimetri di sicurezza della capitale, le parole del vicedirettore Quinn hanno assunto i contorni di un prudente ma necessario atto dovuto. «Non so se fosse diretto o meno contro il presidente, ma lo scopriremo», ha tagliato corto il funzionario, rispondendo alle domande dei giornalisti riguardo alla possibilità che l’aggressore volesse colpire Donald Trump, che proprio in quel momento si trovava all’interno della Casa Bianca per un evento dedicato alle piccole imprese.

L’ombra dell’attentato fallito dello scorso 26 aprile alla cena dell’Associazione dei Corrispondenti della Casa Bianca – dove un uomo armato di fucile e coltelli fu fermato dopo aver ferito un agente – aleggia ancora sulle indagini, alimentando la percezione di una vulnerabilità sistemica delle maglie della sicurezza. Nonostante l’efficacia dell’intervento di ieri – che ha evitato una possibile strage in una zona piena di passanti – la recidività di questi episodi in un arco temporale così ristretto rappresenta un campanello d’allarme che gli strateghi della sicurezza nazionale non possono ignorare.

Le verifiche in corso e l’isolamento della zona

Al momento, l’area che si estende dalle falde del Washington Monument fino all’ingresso dello storico viale che conduce alla Casa Bianca rimane interdetta al traffico pedonale e veicolare. Gli investigatori della polizia distrettuale stanno setacciando il luogo del conflitto a fuoco alla ricerca di prove balistiche e testimonianze, mentre il Secret Service ha proceduto al recupero dell’arma utilizzata dall’aggressore, il cui esame – che includerà la verifica della matricola e la comparazione con i colpi esplosi – potrebbe fornire elementi fondamentali per risalire alle intenzioni del ferito. Nel frattempo la Casa Bianca, che era stata posta in stato di lockdown temporaneo subito dopo gli spari, ha gradualmente ripreso la sua attività ordinaria, sebbene sotto la pressione psicologica di un assedio che sembra non voler dare tregua.

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