Ucraina, l'inchiesta Midas raggiunge l'entourage di Zelensky
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Redazione Esteri
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Mentre gli indici internazionali segnalano un lento ma costante miglioramento nella percezione della trasparenza, le inchieste giudiziarie, che non di rado si trasformano in veri e propri scandali, continuano a scuotere le fondamenta dell'apparato statale ucraino, dimostrando come la battaglia contro pratiche consolidate richieda un impegno che va ben oltre la mera classificazione in una graduatoria. Un paradosso, questo, che si è acuito nel momento in cui il paese, impegnato in una guerra per la sopravvivenza nazionale, dipende in modo cruciale dal sostegno finanziario e militare dei suoi alleati occidentali, i quali osservano con crescente apprensione ogni nuova rivelazione. L’immagine di un’amministrazione impegnata a fondo contro i nemici interni ed esterni viene così periodicamente messa alla prova da indagini che, come l’operazione “Midas”, raggiungono figure vicine al vertice del potere.
L'intercettazione e i colloqui sulla cauzione
Proprio all’interno del complesso procedimento noto come “Midas”, che sta esaminando presunti illeciti nel settore energetico, è emersa di recente una nuova intercettazione, riferita all’Alta Corte Anticorruzione da uno dei magistrati che seguono il dossier. La conversazione, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe coinvolto un ex consigliere del presidente Volodymyr Zelensky e la figura di Mindich, uno dei principali indagati nello scandalo, con i due che avrebbero discusso la possibilità di concordare una cauzione per un terzo soggetto, Chernyshov. Questo dialogo, se confermato, disegnerebbe un collegamento, seppur indiretto, tra l’entourage presidenziale e una delle inchieste di corruzione più delicate del momento.
I legami professionali nel passato televisivo
A complicare ulteriormente il quadro, e ad avvicinare l’indagine alla cerchia del capo di Stato, contribuisce la figura di Serhiy Shefir, il quale è stato per anni socio in affari, oltre che del presidente stesso, anche del principale indagato dell’inchiesta “Midas”. I tre, come è noto, avevano lavorato a stretto contatto nel mondo della televisione prima dell’ascesa politica di Zelensky, un legame professionale che ora viene riesaminato alla luce delle attuali investigazioni. Queste connessioni, risalenti a un periodo antecedente la presidenza, offrono ai magistrati una prospettiva storica sulle relazioni tra gli individui coinvolti, sebbene le implicazioni giuridiche di tali vicende passate rimangano da accertare in sede processuale.
Le pressioni interne per un rimpasto
In questo clima di tensione, segnato da rivelazioni che rischiano di minare la credibilità internazionale del paese, si inseriscono le pressioni che i più stretti collaboratori di Zelensky stanno esercitando sul presidente. Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche locali, essi consiglierebbero il licenziamento del capo dello staff presidenziale, Andriy Yermak, visto come una mossa necessaria per stabilizzare una situazione divenuta insostenibile. Lo stesso Zelensky, nell’ultima settimana, avrebbe tenuto una serie di incontri riservati con figure chiave del suo entourage proprio per valutare le decisioni da prendere, dimostrando come lo scandalo abbia generato un’onda d’urto capace di lambire gli uffici più vicini alla sua persona.




