Ucraina, l’ex braccio destro di Zelensky arrestato per corruzione: cauzione da 3,2 milioni di dollari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La vicenda giudiziaria che da settimane agita gli equilibri del potere ucraino ha raggiunto una svolta decisiva, con l’Alta Corte Anticorruzione di Kiev che ha disposto la custodia cautelare in carcere per Andriy Yermak, un tempo considerato il più fedele collaboratore del presidente Volodymyr Zelensky e, per molti osservatori, una sorta di “cardinale oscuro” capace di filtrare ogni accesso al vertice dello Stato. Il tribunale – accogliendo parzialmente le richieste della Procura specializzata nella lotta alle tangenti (Sapo) – ha stabilito che l’ex capo dell’Ufficio presidenziale rimanga in detenzione preventiva per sessanta giorni, sebbene gli sia stata concessa la facoltà di ottenere la liberazione immediata versando una cauzione fissata in 140 milioni di grivnie, equivalenti a circa 2,7 milioni di euro o, secondo altre fonti giudiziarie, a 3,2 milioni di dollari. La misura, che prevede anche il divieto tassativo di contattare i coindagati, ha di fatto sancito l’isolamento di un uomo che fino al novembre 2025 – data delle sue dimissioni, sopraggiunte dopo una perquisizione domiciliare nell’ambito di un’inchiesta più ampia – aveva plasmato le politiche interne ed esterne del paese dilaniato dalla guerra.

Le accuse e il ruolo dello scandalo “Midas”

Il provvedimento restrittivo si inserisce in un vasto scandalo corruttivo ribattezzato dai media locali “Midas”, un’indagine che ha già coinvolto altre figure di spicco dell’establishment: tra queste l’ex vice primo ministro Oleksii Chernyshov e l’imprenditore Timur Mindich, con i quali Yermak non potrà più interloquire secondo quanto stabilito dal giudice. La procura specializzata aveva chiesto la custodia in carcere senza possibilità di riscatto, ma l’Alta Corte ha optato per una soluzione intermedia, ritenendo comunque necessario impedire che l’indagato potesse influenzare le prove o allontanarsi dal territorio nazionale. Le indagini, partite da una serie di flussi finanziari anomali riconducibili a appalti pubblici e concessioni rilasciate durante il periodo in cui Yermak ricopriva il ruolo di capo di gabinetto, hanno portato gli inquirenti a setacciare documenti e conti correnti, con perquisizioni che avevano già colpito l’abitazione dell’ex braccio destro di Zelensky mesi prima delle sue dimissioni.

La replica di Yermak e le ripercussioni giudiziarie

Uscito dall’udienza, Yermak ha subito respinto ogni addebito, definendo le accuse “infondate” e attribuendole a una campagna orchestrata per minare la stabilità delle istituzioni in un momento storico particolarmente delicato. La sua difesa ha annunciato ricorso contro la misura cautelare, sostenendo che la cauzione richiesta – una delle più elevate mai comminate in Ucraina per reati di corruzione – rappresenti di fatto una condanna preventiva, data l’impossibilità di raccogliere una somma così ingente in tempi brevi. I pubblici ministeri della Sapo, al contrario, hanno salutato la decisione come un segnale inequivocabile dell’indipendenza del sistema giudiziario nazionale, sottolineando come nessuno, neppure chi ha operato ai vertici dello Stato, possa considerarsi al di sopra della legge. L’Alta Corte ha inoltre specificato che i sessanta giorni di custodia decorrono dalla data dell’effettivo arresto, avvenuto nelle prime ore della mattina a Kiev, quando gli agenti hanno notificato il provvedimento a Yermak presso la sua residenza.

Un’inchiesta che smuove gli equilibri del potere

La detenzione di chi per anni ha gestito l’agenda presidenziale e i rapporti con i partner internazionali – una posizione che gli valse il soprannome di “cardinale oscuro” per la sua capacità di mediare tra fazioni opposte all’interno dell’amministrazione – rappresenta il capitolo più drammatico di una stagione di epurazioni anticorruzione avviata sotto la pressione delle istituzioni europee. Mentre il paese continua a fronteggiare le conseguenze del conflitto con la Russia, l’arresto rischia di aprire crepe profonde negli equilibri della compagine governativa, sebbene Zelensky abbia evitato per ora commenti pubblici. La procura non ha escluso che nuove richieste di custodia possano essere avanzate nei confronti di altri funzionari citati nei documenti sequestrati, mentre gli avvocati di Yermak preparano già le carte per chiedere la revoca della misura alternativa al carcere, puntando a dimostrare che il loro assistito non costituirebbe né un pericolo di fuga né un rischio di inquinamento probatorio. La battaglia legale, insomma, è solo all’inizio.

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