Yermak, l’ex braccio destro di Zelensky, in manette per corruzione: cauzione da 3 milioni
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Redazione Esteri
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Il potere a Kiev, che già convive con le macerie della guerra e le tensioni di una lunga mobilitazione, subisce un terremoto giudiziario destinato a lasciare il segno negli equilibri interni. Andriy Yermak, un tempo considerato l’ombra più fedele del presidente Volodymyr Zelensky e per anni il vero ago della bilancia nell’ufficio presidenziale, è stato arrestato. La decisione, arrivata dalla Corte suprema anticorruzione di Kiev, ha disposto per lui la detenzione preventiva in un’aula gremita di giornalisti e osservatori internazionali. L’accusa, che i pm hanno formulato al termine di un’inchiesta complessa, è pesante: corruzione aggravata e riciclaggio di circa 10 milioni di dollari. Un gruzzolo, secondo l’ipotesi investigativa, che Yermak avrebbe fatto transitare attraverso un gruppo criminale organizzato, una struttura parallela capace di mimetizzare flussi di denaro in transazioni apparentemente lecite.
Lo scandalo “Midas” e il progetto residenziale di lusso
L’arresto, in realtà, non è piovuto dal nulla. Rappresenta l’atto più clamoroso di un’inchiesta più ampia, ribattezzata dagli inquirenti “Midas”, che da mesi setaccia conti societari e intestazioni immobiliari riconducibili a figure vicine all’ex vertice presidenziale. Al centro delle indagini, che hanno preso grazie a documenti bancari e intercettazioni – quest’ultime non verificate in modo indipendente da Reuters –, ci sarebbe un progetto residenziale di lusso sorto nella periferia della capitale. Un complesso edilizio, questo il sospetto, finanziato con fondi sottratti agli appalti energetici: uno dei capitoli più oscuri e redditizi in un paese in guerra, dove la ricostruzione e la gestione delle reti diventano terreno fertile per trame illecite. Yermak, che per anni ha gestito l’agenda di Zelensky e le relazioni con i partner occidentali, si sarebbe avvalso di una rete di prestanome per acquisire terreni e diritti edificatori, nascondendo la propria mano dietro società off-shore.
Custodia cautelare, cauzione e il ricorso annunciato
Per l’ex capo dell’ufficio del presidente, quello che molti media locali hanno definito il “cardinale oscuro” di Bankova, la Corte ha fissato una custodia cautelare di 60 giorni. Una misura, quella della detenzione, che potrebbe essere commutata in una cauzione salatissima: 140 milioni di grivnie, l’equivalente di circa 3 milioni di euro. Una cifra, quest’ultima, che lo stesso Yermak ha dichiarato di non possedere, alimentando ulteriori dubbi sulla reale consistenza del suo patrimonio dichiarato. Di fronte ai giudici, l’ex braccio destro di Zelensky ha respinto ogni addebito con fermezza, definendo le accuse “infondate” e preannunciando battaglia legale. “Rimango fermo sulla mia posizione – ha dichiarato uscendo dall’aula –. Contesterò ogni accusa. C’è stata una sentenza del tribunale. Continuerò a lottare”. Una replica secca, priva di cedimenti, che lascia intendere la strategia difensiva: puntare sulla forma processuale e sulla mancanza, almeno per ora, di prove che leghino direttamente i flussi di denaro a un suo ordine esplicito.
Il silenzio dell’ufficio presidenziale e l’assenza di coinvolgimenti diretti di Zelensky
Ciò che rende il caso ancora più scivoloso, in una Kiev già abituata a epurazioni e contro-epurazioni, è il perimetro dell’indagine. L’Ufficio del presidente, interpellato nelle scorse settimane dagli inquirenti, non ha risposto a una precedente richiesta di commento, mentre il consigliere per la comunicazione ha fatto sapere che era “troppo presto” per esprimersi. Nessuna prova, al momento, coinvolge direttamente Volodymyr Zelensky. Un elemento, questo, che la difesa di Yermak non mancherà di sfruttare per tentare di scollare la sua posizione da quella del vertice politico. Resta il fatto che l’arresto di un uomo così vicino al potere, avvenuto il 14 maggio 2026, sconvolge il racconto di trasparenza che Kiev prova a offrire ai suoi finanziatori esteri. Yermak, che ha già annunciato ricorso contro la custodia cautelare, si prepara a una battaglia giudiziaria lunga. La sua detenzione, intanto, è diventata il simbolo di una stagione in cui la lotta alla corruzione prova a mordere anche i piani alti.




