Ucraina, l’ex capo di gabinetto di Zelensky accusato di riciclaggio: le ville, i contanti e le intercettazioni su “Vova”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Andriy Yermak, che per anni ha ricoperto il ruolo di capo di gabinetto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, si trova ora al centro di un procedimento penale per riciclaggio di denaro. L’accusa, formalizzata dall’ufficio del Procuratore Specializzato Anticorruzione (Sapo) di Kiev, riguarda la costruzione di un complesso residenziale di lusso situato alle porte della capitale, un progetto edilizio che secondo gli inquirenti sarebbe stato finanziato attraverso un articolato sistema di società di comodo, transazioni in contanti e documenti finanziari falsi.

L’ombra di “operazione Midas” e i flussi occulti

L’Ufficio nazionale anticorruzione ucraino (Nabu), in stretta collaborazione con il Sapo, ha ricostruito il presunto meccanismo illecito: oltre 460 milioni di grivnie – l’equivalente di circa 8,9 milioni di dollari – sarebbero stati convogliati nel tempo verso il complesso residenziale “Dynasty”. A Yermak, a cui è stata formalmente notificata la qualità di sospettato nell’ambito dell’inchiesta battezzata “operazione Midas”, viene contestato di aver orchestrato – o comunque di aver agevolato – un sistema di riciclaggio su larga scala. Lui, dal canto suo, ha scelto la via del silenzio: “Non voglio commentare fino a quando l’inchiesta sarà completata”, ha dichiarato, lasciando aperte molteplici interpretazioni sul suo reale coinvolgimento.

Le intercettazioni e il nome “Vova”

Un elemento destinato a pesare nel fascicolo emerge da una intercettazione resa pubblica il 29 aprile dal giornale Ukrainska Pravda. Il primo luglio 2025, in un appartamento al numero 9a di via Hrushevskoho, a Kiev, una donna identificata come “Natalia” – secondo la testata responsabile dei lavori del residence “Dynasty” a Kozyn – viene colta mentre conversa in russo con un certo Timur Mindich. Nel dialogo, lei pronuncia il nome “Vova”, diminutivo con cui in Ucraina ci si riferisce comunemente a Volodymyr Zelensky. La registrazione non prova di per sé un coinvolgimento diretto del presidente, ma getta un’ombra lunga sulle frequentazioni dei vertici del potere.

Quattro ville da mille metri quadri e un’accusa che non si ferma

Il complesso immobiliare oggetto dell’indagine – “Dynasty” – è composto da quattro ville di mille metri quadri ciascuna. Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri, una di quelle residenze sarebbe stata destinata proprio a Zelensky, anche se non ci sono atti formali che lo leghino alla proprietà. La posizione giudiziaria di Yermak si è quindi aggravata dopo l’accusa formale di riciclaggio notificata dalla Procura anticorruzione di Kiev, un passaggio che anticipa una possibile incriminazione. Le indagini, coordinate tra Nabu e Sapo, continuano a setacciare documenti bancari, contratti fittizi e flussi di denaro contante, nel tentativo di ricostruire l’intera filiera del presunto illecito.

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