L’ombra del riciclaggio investe l’ex braccio destro di Zelensky mentre il fronte occidentale trema
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Redazione Esteri
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Il silenzio, quasi assordante se si considera il fragore politico che sta attraversando Kiev, è stato rotto solo dalle dichiarazioni difensive dell’indagato. Andriy Yermak, ex capo di gabinetto del presidente Volodymyr Zelensky e da molti considerato il numero due del regime fino allo scorso autunno, ha ricevuto ufficialmente un avviso di garanzia dalla Procura speciale anticorruzione (Sapo) e dall’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu). L’accusa, che arriva a distanza di mesi dall’avvio dell’operazione “Midas”, è pesante: i pubblici ministeri sostengono che Yermak facesse parte di un gruppo organizzato dedito al riciclaggio di oltre 460 milioni di grivna, l’equivalente di circa 8,9 milioni di euro, attraverso un’operazione immobiliare di lusso nel villaggio di Kozyn, alle porte della capitale. In ballo, questa volta, non ci sono solo le sorti di un funzionario, ma la credibilità stessa dell’intero apparato di governo in un momento storico delicatissimo per le trattative con Bruxelles e Washington.
L’inchiesta “Dynasty” e il sistema delle ville
Le indagini, che rappresentano un’evoluzione del vasto scandalo che a novembre aveva spazzato via quasi metà del gabinetto di ministri, si concentrano ora sul complesso residenziale denominato “Dynasty”. Secondo gli atti dell’accusa, ai quali ha avuto accesso la stampa ucraina, i fondi illecitamente sottratti – in parte provenienti da contratti statali con l’energetica nazionale Energoatom – sarebbero stati incanalati in un circuito parallelo per finanziare la costruzione di lussuose dimore. Oltre a Yermak, il sistema accusatorio ha travolto altre cinque persone, tra cui spicca il nome di Oleksiy Chernyshov, ex vice primo ministro, suggellando l’idea che si trattasse di una prassi consolidata ai vertici dello Stato. La Procura sostiene che Yermak fosse il beneficiario finale di una delle residenze, un’accusa che lui ha respinto con forza durante una breve comparsa davanti ai giornalisti, dichiarando: "Non possiedo ville, ho solo un appartamento e una macchina".
L’astrologa del potere e le nomine strategiche
A rendere il quadro ancora più surreale – se così si può definire la gestione della cosa pubblica – è un dettaglio emerso dalle intercettazioni e riportato dagli inquirenti, che getta una luce particolare sul metodo di governo dell’ex strettissimo collaboratore. Secondo quanto ricostruito dalla Sapo, per anni Yermak si sarebbe affidato ai consigli di una sensitiva, Veronika Anikievich, salvata in rubrica con il curioso nome di “Veronika Fengshui Office”, prima di procedere alle nomine ai vertici delle istituzioni. Questa prassi, a dir poco inusuale per un paese in guerra, sarebbe continuata anche dopo che le prime avvisaglie dello scandalo “Midas” avevano già iniziato a indebolire il governo. La rivelazione, sebbene minore rispetto ai capi d’accusa per il riciclaggio, mina ulteriormente la credibilità di un’amministrazione che chiede all’Europa standard di trasparenza che, a casa propria, fatica a rispettare.
Lo scoglio europeo e il veto di Mosca
Le ripercussioni di queste inchieste giudiziarie, infatti, vanno ben oltre i confini delle aule di tribunale di Kiev. Mentre i pubblici ministeri mettevano mano ai fascicoli su Yermak, sul fronte diplomatico si consumava un altro capitolo di tensione. Da un lato, la Russia di Vladimir Putin ha irrigidito la sua posizione, lanciando un ultimatum che lega la prosecuzione dei colloqui di pace a una ritirata ucraina dal Donbass, una condizione definita inaccettabile dall’ufficio del presidente Zelensky. Dall’altro lato, l’Europa guarda con crescente scetticismo all’iter di adesione di Kiev: la stanchezza per la guerra si mescola alla preoccupazione concreta per il rallentamento delle riforme interne, in particolare proprio nella fondamentale lotta alla corruzione. Il sogno di un’accelerazione verso l’Unione, fortemente voluto da Zelensky, si infrange contro la realtà di un paese la cui élite appare oggi distratta dalle proprie rendite personali più che dalla ricostruzione o dal conflitto.




