L'Ucraina sotto scacco, tra scandali e l'appello all'unità di Kuleba
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Redazione Esteri
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L'ennesimo ciclone di corruzione, un affare da centinaia di milioni di dollari ribattezzato “Midas”, scuote le fondamenta del governo di Kiev mentre la resistenza all’invasione russa prosegue da quasi quattro anni. L’inchiesta dell’ufficio anticorruzione, che coinvolge cinque tra ministri e viceministri, ha portato a una riorganizzazione di palazzo a luglio, con particolare impatto sui dicasteri dell’Energia e della Difesa. Operazioni di “copertura”, secondo le accuse, che avrebbero visto lo stesso presidente Volodymyr Zelensky tentare di proteggere alcuni dei suoi collaboratori più in vista prima delle indagini. Una serie di rimozioni e trasferimenti, tra cui quelli di Chernyshov, Haluschenko, Hrynchuk e Umerov, ha quindi mutato il volto dell’esecutivo in una fase già delicatissima per il paese.
Il fronte giudiziario si allarga
Accanto al maxi scandalo, un altro procedimento giudiziario si è aperto nei giorni scorsi, questa volta ai danni di una deputata eletta con il partito del presidente. Anna Skorokhod è accusata dall’autorità anticorruzione di essere a capo di un gruppo criminale dedito all’estorsione, avendo intascato almeno duecentocinquantamila dollari. Una piaga, quella della corruzione sistemica, che sembra riaffiorare con forza nonostante gli sforzi di riforma e la pressione dei partner occidentali, i quali hanno fatto della trasparenza una condizione imprescindibile per gli aiuti militari ed economici. Il licenziamento di Andryi Yermak, il più stretto collaboratore di Zelensky sospettato di coinvolgimento nello scandalo, dimostra la gravità della situazione e la necessità di gestire una crisi di fiducia senza precedenti.
La risposta politica e l'appello all'unità
In questo clima di tensione, si è levata la voce di Dmytro Kuleba, già ministro degli Esteri e considerato tra le vittime politiche della vecchia guardia di Yermak. Da Kiev, Kuleba ha lanciato un appello alla coesione, esortando a non pensare “alle elezioni o alla propria carriera politica” in un momento di tale emergenza nazionale. “Dobbiamo lavorare col presidente Zelensky per rafforzare il paese nella transizione da lui iniziata”, ha dichiarato, sottolineando come l’unità attorno al capo dello Stato sia l’unica strada percorribile. Il suo intervento, nel quale ha anche escluso una sua personale candidatura, mira a placare le acque in un sistema politico sotto stress, mentre si vocifera della possibile ascesa di Mykhailo Fedorov alla guida dello staff presidenziale.
Le implicazioni per lo sforzo bellico
Le ripercussioni di simili scandali vanno ben oltre il palazzo del governo, minando quella che è definita l’“energia morale” necessaria a sostenere una guerra di difesa nazionale. Si tratta di un colpo durissimo per la credibilità internazionale di Kiev, proprio mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, conduce una politica estera dalla traiettoria imprevedibile e mentre l’Europa è chiamata a decisioni cruciali, come l’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare la ricostruzione ucraina. La corruzione, in questo quadro, non è solo un furto di risorse ma un vulnus strategico che logora la mobilitazione civile e indebolisce la resistenza di fronte a un aggressore determinato e spietato.




