Regeni, la Consulta sblocca il processo: a febbraio nuovo passo per i quattro 007 egiziani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il percorso giudiziario per fare luce sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato senza vita nel febbraio del 2016 dopo essere stato rapito al Cairo, riprenderà il suo corso entro il mese di febbraio. A rimuovere l’ultimo ostacolo procedurale, che per cinque mesi aveva di fatto congelato il dibattimento, è stata una pronuncia della Corte costituzionale, la quale ha accolto il ricorso presentato dalle difese dei quattro imputati, tutti ufficiali dei servizi di sicurezza egiziani. La decisione della Consulta, il cui testo è stato depositato, affronta il delicato nodo del diritto di difesa e, in particolare, le questioni economiche legate alla nomina di consulenti tecnici, un passaggio inevitabile – data la complessità del caso – ma che aveva sollevato problemi applicativi concreti per i legali d’ufficio designati a rappresentare gli accusati, i quali non hanno mai partecipato al processo.

Il nodo tecnico che ha fermato l'aula

La macchina processuale si era infatti arenata sulla richiesta, avanzata dai difensori, di estendere il beneficio del gratuito patrocinio anche agli imputati assenti, al fine di coprire le spese per le necessarie consulenze, tra le quali figurano, ad esempio, le traduzioni di documenti. Una richiesta che i giudici della Corte d’Assise di Roma avevano ritenuto meritevole di un esame di costituzionalità, sollevando la questione dinanzi alla Consulta. I quattro 007, lo ricordiamo, sono accusati tutti di sequestro di persona; a uno di loro, inoltre, vengono contestati i reati di lesioni personali e omicidio pluriaggravato, alla luce delle devastanti violenze subite dal giovane prima della morte.

Il via libera e il prossimo step in aula

Con la sentenza della Corte costituzionale, che ha sostanzialmente riconosciuto la fondatezza delle tesi difensive sul piano dei principi, il caso può ora tornare nell’alveo del merito. Gli atti saranno restituiti ai giudici della Corte d’Assise entro dieci giorni dal deposito, consentendo così di calendarizzare una nuova udienza già nel corso del prossimo mese. In quell’occasione, come prevede l’iter, verrà formalmente affidato l’incarico per le consulenze tecniche, un passaggio procedurale ma decisivo per riavviare concretamente il dibattimento, il quale proseguirà – è bene sottolinearlo – in assenza degli imputati, la cui posizione viene difesa da avvocati nominati dal tribunale.

Un iter lungo e accidentato

L’episodio, seppur tecnico, illumina le non poche difficoltà di un processo così peculiare, celebrato in Italia contro presunti agenti di un paese estero, coinvolti in un fatto di cronaca nera – che ha sconvolto l’opinione pubblica per la sua efferatezza – avvenuto sul territorio egiziano. Ogni passo, come dimostra questo rinvio di cinque mesi, deve misurarsi con scogli procedurali e garantisti di non facile soluzione, bilanciando l’esigenza di giustizia con il rigoroso rispetto delle norme che regolano il contraddittorio e i diritti della difesa, anche quando questa agisce per conto di imputati che si sono sempre sottratti alla giurisdizione italiana.

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