La Consulta sblocca il processo per Giulio Regeni, udienza a febbraio
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Redazione Interno
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Il processo a carico dei quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani, sospeso da mesi su un intricato nodo procedurale, ha finalmente un nuovo via libera e riprenderà con un’udienza nel mese di febbraio. La decisione arriva dalla Corte costituzionale, che oggi ha depositato la sentenza con la quale accoglie il ricorso sollevato dai difensori degli imputati – tutti assenti e sotto accusa, in varia misura, per il sequestro di persona, con l’aggravante per uno di loro dell’omicidio volontario e delle lesioni personali – aprendo così la strada alla ripresa delle attività dibattimentali dinanzi alla Corte d’Assise di Roma.
Il nodo tecnico sulla difesa degli imputati assenti
L’ostacolo che aveva costretto i giudici a una pausa forzata, cinque mesi fa, verteva su una questione, apparentemente tecnica ma di sostanziale importanza, relativa al diritto di una difesa effettiva. Gli avvocati d’ufficio nominati per i quattro 007, difatti, avevano sollevato il problema dell’anticipo dei costi per le consulenze tecniche, indispensabili – tra le altre cose – per tradurre i voluminosi atti processuali. Chiedevano, in sostanza, che fosse esteso il gratuito patrocinio anche ai loro assistiti, assenti e irreperibili, per garantire quel contraddittorio pieno che è pilastro di ogni procedura giudiziaria.
La pronuncia della Consulta e la rimozione dello scoglio
La Consulta, chiamata a pronunciarsi, ha stabilito che l’articolo 225 del codice di procedura penale, nella parte rilevante per questo specifico caso, è illegittimo perché viola l’articolo 24 della Costituzione. La sentenza, di fatto, obbliga lo Stato ad anticipare onorari e spese per i consulenti tecnici nominati dai difensori d’ufficio in simili eccezionali circostanze, salvo poi rivalersi in futuro sull’imputato qualora questi si renda reperibile. Una soluzione che, rimuovendo l’impasse economico-procedurale, consente finalmente al processo di avanzare, riportando al centro la tragica sostanza dei fatti: la sparizione del giovane ricercatore italiano al Cairo, il 25 gennaio del 2016, e il successivo ritrovamento del suo, segnato da atroci violenze, nei pressi di una struttura dei servizi di sicurezza egiziani.
Il via libera finale e il prossimo passo in aula
Con il deposito di questa pronuncia, gli atti saranno ora restituiti entro dieci giorni ai magistrati della Corte d’Assise, i quali sono chiamati a fissare la prima udienza utile del mese prossimo. In quella sede, come previsto, verrà formalmente affidato l’incarico per le consulenze tecniche, un passaggio necessario per ricominciare a scrivere le pagine, ancora tutte da definire, di un iter giudiziario complesso e dolorosamente atteso, la cui ripresa rappresenta un momento cruciale nella ricerca di verità per una vicenda che ha segnato profondamente il paese.




