Per sempre Gino, su Rai 2 la serata evento che riannoda il filo della memoria intorno al cantautore scomparso
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A cinque giorni esatti dalla scomparsa di Gino Paoli – il cantautore genovese se n’è andato nella notte tra il 23 e il 24 marzo all’età di 91 anni, lasciando un vuoto incolmabile nella musica d’autore – la Rai affida a Pierluigi Diaco il compito di restituire al pubblico un ritratto intimo e corale dell’artista. La messa in onda è fissata per la prima serata di questa domenica, il 29 marzo, a partire dalle ore 21 su Rai 2, con un Titolo, “Per sempre Gino”, che già nella sua semplicità evoca l’assenza di una cesura definitiva tra la vita e l’opera di chi ha scritto pagine decisive del Novecento italiano. L’iniziativa, voluta dalla direzione Intrattenimento Prime Time guidata da Williams Di Liberatore, si muove sul crinale di un racconto a più voci dove la musica – naturalmente – fa da collante, ma dove la parola, quella degli amici, dei colleghi e degli storici, assume il ruolo di contrappunto necessario per restituire la complessità di un uomo che, come è stato ricordato anche durante la puntata di “Domenica In”, era innanzitutto “un poeta”.
Un mosaico di testimonianze tra politica, televisione e spartiti originali
La scaletta dello speciale, costruita dallo stesso Diaco insieme a Filippo Mauceri, Angela Martucci ed Eliana Bosatra, si struttura come un mosaico volutamente eterogeneo. Non si limita a una sequenza di esibizioni, ma allarga lo sguardo al contesto culturale e storico in cui maturò la carriera di Paoli: per questo trovano spazio personalità come Marino Bartoletti, Alba Parietti, Rosanna Vaudetti, Gabriella Farinon e Giordano Bruno Guerri. C’è però un intervento che si distingue per il suo spessore politico e generazionale, quello di Fausto Bertinotti: l’ex presidente della Camera non si limiterà a un ricordo generico, ma offrirà una chiave di lettura su quel contesto sociale degli anni Sessanta e Settanta in cui le canzoni di Paoli – spesso fraintese come semplici ballate romantiche – affondavano le radici in una trasformazione profonda del costume italiano, senza dimenticare la passione politica che li accomunò sul finire degli anni Ottanta.
Uno dei passaggi più suggestivi della serata avrà per protagonista Milena Vukotic. L’attrice darà voce ai testi delle prime due canzoni depositate da Gino Paoli alla SIAE, un gesto fondativo che risale al 13 gennaio 1961: “Io vivo nella luna” e “Volevo averti per me”. A rendere preziosa questa parentesi è la lettura direttamente dagli spartiti originali, gentilmente concessi per l’occasione dal presidente della Società Italiana degli Autori ed Editori, Salvo Nastasi. È un gesto quasi archeologico, questo, che restituisce la materialità della scrittura: il foglio di carta su cui un giovane Paoli fissò per la prima volta il suo genio, prima ancora che diventasse un patrimonio collettivo.
Le voci dei colleghi e l’eredità musicale della scuola genovese
L’ossatura musicale della serata si regge su un cast variegato, dove si alternano interpreti che appartengono a generazioni e sensibilità diverse. Francesco Baccini, spesso considerato l’ultimo erede di quella scuola genovese che aveva in Paoli uno dei padri nobili, si cimenterà in “Quattro amici”. Simone Cristicchì proporrà “Ti lascio una canzone”, mentre Serena Autieri affronterà “Una lunga storia d’amore”. Nino Buonocore porterà in scena “Averti addosso”, Chiara Galiazzo interpreterà “Senza fine”, uno dei brani più iconici del repertorio paoliano, e Alberto Bertoli ricorderà il padre Pierangelo attraverso “La gatta”. Dario Ballantini, che per anni ha vestito i panni di Paoli nelle imitazioni televisive di “Striscia la notizia”, restituirà con “Un altro amore” un tributo che mescola ironia e affetto.
Non manca il contributo di tre grandi interpreti del cinema italiano – Claudia Gerini, Lina Sastri e Sergio Castellitto – chiamati a rendere omaggio all’artista non solo con la musica, ma anche con la recitazione di testi e monologhi che attraversano la sua poetica. Il racconto sarà infine arricchito da materiali d’archivio inediti o rari, curati dalle ricerche teche di Angelina Laviano e Francesca Di Ciccio, capaci di ripercorrere oltre sessant’anni di carriera: dagli esordi negli anni Sessanta fino alle apparizioni più recenti, restituendo l’immagine di un uomo che non ha mai smesso di dialogare con il proprio tempo.
Il racconto di “Domenica In” e il triangolo sentimentale che fece epoca
A completare il quadro del ricordo televisivo, la prima parte della puntata di “Domenica In” – andata in onda nella mattinata di oggi – aveva già acceso i riflettori sulla figura privata di Paoli, attraverso le parole di chi lo conosceva da una vita. Intorno al tavolo di Mara Venier si sono seduti Ricky Gianco, Adriano Aragozzini, Mario Lavezzi e Malika Ayane, quest’ultima invitata per esibirsi proprio in “Il cielo in una stanza”. È stato proprio Aragozzini, produttore e amico storico, a riaccendere i riflettori su una pagina di cronaca sentimentale diventata leggenda: il celebre “triangolo” tra Paoli, la prima moglie Anna e Ornella Vanoni. Secondo il racconto condiviso nel salotto della Venier, le due donne avrebbero tentato di porre il cantautore di fronte a una scelta in un albergo di Roma, ma la reazione fu inaspettata: Paoli uscì dalla stanza, mandò tutti “a quel paese” e continuò a frequentare entrambe. Un episodio che, al di là del gossip, restituisce la cifra di un carattere libero e refrattario a qualsiasi forma di costrizione, confermata anche da Mario Lavezzi quando ricorda la “grande connessione” che – nonostante la fine dell’amore – continuò a legare Paoli a Vanoni.
Sullo sfondo di questi racconti, emerge il profilo di un artista che non corteggiava il pubblico o le donne, ma che veniva corteggiato, come ha ricordato Aragozzini a proposito della relazione con Stefania Sandrelli: “Lui non corteggiava le donne, erano le donne che corteggiavano lui”. Una narrazione, quella proposta dalla Rai, che evita accuratamente la retorica agiografica per restituire invece la complessità di un uomo capace di trasformare le proprie contraddizioni in arte, e che proprio nella capacità di unire la vita pubblica a quella privata ha trovato la cifra della sua autenticità. La regia di Salvatore Perfetto coordinerà questo intreccio di musica, parole e memoria, in una serata che si propone non come un punto d’arrivo, ma come un passaggio doveroso per una delle voci più alte del nostro cantautorato.




