Pd e il "salto della scheda" a Bruxelles, gioco sporco sulla Russia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Partito Democratico (Pd) si starebbe specializzando nel "salto della scheda" a Bruxelles, una tecnica che consiste nello sfilare il badge elettronico dallo scranno nel momento del voto su una risoluzione o un emendamento che non si condivide, ma su cui non si vuole lasciare segno del proprio dissenso. Questa operazione, non proprio semplice, si svolge durante le sessioni di voto in cui si analizzano decine di testi con centinaia di emendamenti. La falce e martello, simbolo del comunismo, resta difficile da maneggiare per chi, almeno in Italia, proviene da quella storia.

Forse si spiega così la persistente "timidezza" degli eurodeputati del Pd su risoluzioni che condannino il simbolo persino nella sua declinazione sovietica e stalinista. Questo era uno dei temi ai voti del Parlamento europeo l'altro giorno. In difformità con il gruppo Socialista al quale appartiene, e con l'eccezione di Pina Picierno, il Pd ha votato con Lega, M5S e Avs contro il paragrafo 14, specifico sul divieto dell'uso di svastica e simboli comunisti sovietici all'interno dell'Unione, e non ha votato la risoluzione complessiva, rivolta in realtà contro la falsificazione della storia perpetrata dalla Russia di Putin sull'Ucraina.

Il Parlamento europeo ha equiparato il comunismo sovietico al nazismo, vietando l'uso dei simboli. Nel testo della risoluzione, votata con 480 voti favorevoli, 58 contrari e 48 astensioni, viene denunciata l'opera di disinformazione orchestrata da Mosca. Si allarga il discorso con vari esempi, dalla lettura putiniana del Patto Molotov-Ribbentrop a quella che gli eurodeputati considerano una mancata condanna delle violenze contro oppositori e minoranze durante il periodo sovietico.

Il Pd, in difformità con il gruppo Socialista, ha votato con Lega, M5S e Avs contro il paragrafo 14, specifico sul divieto dell'uso di svastica e simboli comunisti sovietici all'interno dell'Unione, e non ha votato la risoluzione complessiva, rivolta in realtà contro la falsificazione della storia perpetrata dalla Russia di Putin sull'Ucraina.

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