Il fotomontaggio di Natale e il Corpo dell'ex postino nel giardino di Sagrado

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Per più di due anni, la scomparsa di Vito Mezzalira, ex postino di settant'anni, rimase un mistero irrisolto che affondava le sue radici nel luglio del 2019, quando di lui si persero improvvisamente le tracce. La sua compagna, Mariuccia Orlando, aveva fornito alla famiglia dell'uomo versioni confuse e mai verificate, alimentando una fitta coltre di silenzio e di ansia. Quell'inquietudine, che le sorelle di Vito, Domenica e l'altra residente tra Asola e Guidizzolo, avevano covato per tanto tempo, trovò una tragica, seppur virtuale, conferma nel dicembre del 2021, quando Mariuccia inviò alla cognata Domenica un'immagine natalizia. La fotografia, che ritraeva la coppia abbracciata e sorridente davanti a un albero addobbato, era accompagnata da un messaggio in cui la donna assicurava di essere appena andata a trovare Vito e di essere in procinto di richiamare. Quell'idillio familiare, costruito con digitale perizia, nascondeva una verità agghiacciante: l'uomo ritratto in quel fotomontaggio, la cui manipolazione apparve subito grossolana a un esame più attento, non si trovava in alcun luogo visitabile, poiché il suo corpo era già sepolto da tempo sotto metri di terra e cemento nel giardino della loro casa a Sagrado, in provincia di Gorizia.

La rivelazione del falso e la denuncia

Fu proprio quella prova, così artificiosa e maldestra, a convincere definitivamente Domenica Mezzalira che la compagna del fratello stesse mentendo in modo plateale. "Era chiaro che c'era qualcosa che non tornava", ha dichiarato la donna, riferendo come quel fotomontaggio dozzinale e la sequela di bugie che l'avevano preceduto e seguito costituissero l'elemento decisivo che la spinse a rivolgersi alle autorità. Quell'immagine, concepita forse per placare le insistenti richieste della cognata, si rivelò invece la spia di una realtà ben più cupa, innescando le indagini dei carabinieri che, partite da quelle menzogne, avrebbero condotto a un risvolto macabro.

Le indagini e il ritrovamento

Le investigazioni, seguite anche da due avvocati casalesi per conto delle sorelle, hanno progressivamente smantellato la versione dei fatti fornita dalla Orlando, portando gli inquiretti a concentrare le proprie attenzioni sulla villetta di Sagrado. È stato in quel giardino, infatti, che le ricerche si sono concentrate, culminando nel ritrovamento di resti umani all'interno di un pozzo. Sebbene le formali identificazioni siano ancora in corso, i riscontri e la dinamica degli eventi lasciano pochi dubbi sul fatto che quelli siano i resti di Vito Mezzalira, l'uomo che la compagna sosteneva di aver visitato mentre, in realtà, lo teneva nascosto a pochi passi da casa.

Un caso dai contorni provinciali

Il giallo di Gorizia, con i suoi sviluppi giudiziari, presenta anche un legame con il territorio casalasco, non solo per l'interessamento di legali locali ma anche per le origini dello stesso Mezzalira, il quale era nativo di Ceresara. Le sue due sorelle, che non hanno mai smesso di cercare la verità sulla sorte del fratello, risiedono infatti nell'asolano e a Guidizzolo, dando alla vicenda una dimensione che, pur avendo il suo epicentro nel goriziano, trae le sue radici affettive e familiari in Lombardia.

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