La difesa aerea italiana si potenzia tra nuovi scudi e timori di un conflitto allargato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il generale Claudio Gabellini, che del Comando Operazioni Aerospaziali di Poggio Renatico è stato a lungo il comandante, dal 2019 al 2024 per la precisione, lo conosce bene quel “cervello” che monitora h24 i cieli italiani. E in questi giorni, con le fiamme della guerra in Medio Oriente che tornano a divampare tra i bombardamenti israeliani su Teheran e Beirut e i missili balistici dei Pasdaran lanciati in direzione di Tel Aviv, il timore tra i cittadini che anche l’Italia, con le sue basi Nato e i suoi snodi logistici, possa diventare un obiettivo sensibile è comprensibilmente cresciuto. Non a caso, i riflettori sono puntati su infrastrutture come il Coa di Poggio Renatico, l’occhio elettronico per eccellenza della Penisola, e sui nuovi sistemi di difesa antimissile che il Paese ha recentemente messo in campo. L’Esercito Italiano, a gennaio, ha ufficialmente ricevuto i primi esemplari del SAMP/T New Generation e del Grifo -6, due sistemi pensati per creare una rete di protezione a strati, complementari e interoperabili in ambito Nato.

Il SAMP/T NG, frutto di una cooperazione italo-francese pluridecennale, rappresenta un salto di qualità nella difesa aerea a medio e lungo raggio. Equipaggiato con il nuovo missile Aster 30 B1NT, è in grado di ingaggiare obiettivi oltre i 150 chilometri di distanza, ma la vera rivoluzione sta nel suo radar, il Kronos Grand Mobile High Power di Leonardo: un sensore AESA che spinge la capacità di scoperta fino a 350 chilometri, permettendo di tracciare e prioritizzare simultaneamente una miriade di bersagli, dai caccia stealth ai missili da crociera, passando per i droni. Dall’altra parte, il sistema Grifo, sviluppato da MBDA Italia, va a coprire il segmento a corto e medio raggio con i suoi intercettori CAMM-ER, pensati per neutralizzare velivoli ad ala fissa e rotante, loitering munitions e missili anti-radar, garantendo quella copertura a 360 gradi necessaria per proteggere reparti manovrieri o obiettivi sensibili da minacce ravvicinate.

L’ombrello per il Golfo e l’asse con Berlino

Ma la richiesta di protezione non arriva solo dall’opinione pubblica interna. In queste ore, il governo italiano sta accelerando per fornire ai propri alleati nel Golfo uno scudo contro la minaccia dei missili e dei droni iraniani. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha riferito alle Camere che diversi Paesi dell’area, tra cui Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita, hanno espresso una fortissima preoccupazione, chiedendo all’Italia supporto diretto per rafforzare le loro capacità difensive. La richiesta riguarda proprio i SAMP-T, ma anche sistemi anti-drone e anti-aerei. Non è un caso, del resto, che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, abbia incontrato i vertici di Rheinmetall Italia per discutere dell’invio in Kuwait di un “super-cannone” anti-droni.

Si tratta della Twin Gun Oerlikon, un sistema prodotto in Italia in collaborazione con i tedeschi, destinato alla base di Ali Al Salem, uno snodo cruciale per le forze alleate dove sono schierati assetti italiani dell’Aeronautica. La base è già finita nel mirino di attacchi missilistici, e se i Patriot americani garantiscono un ampio scudo contro i missili balistici, i droni Shahed, con i loro profili di volo complessi, richiedono soluzioni ad hoc come questo cannone. La consegna, inizialmente prevista per ottobre, è stata fatta slittare in avanti per rispondere all’emergenza. E mentre si tratta su questo fronte, il governo lavora anche per blindare il territorio nazionale: una nuova batteria Skynex, sempre di Rheinmetall, sarà presto consegnata all’Aeronautica per rafforzare le difese da attacchi con droni e colpi di mortaio.

La calma strategica di Poggio Renatico e la linea politica

Nonostante l’escalation e le richieste di aiuto dai partner del Golfo, dalla politica arriva un messaggio di prudenza. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito che l’Italia «non è in guerra e non vuole entrarci», un concetto ribadito anche nelle comunicazioni ai parlamentari dai ministri Crosetto e Tajani. Il tema caldo, quello dell’utilizzo delle basi militari americane sul suolo italiano per eventuali operazioni in Iran, è stato gestito con cautela: al momento, da quanto si apprende, non ci sarebbe alcuna richiesta formale da parte di Washington e, qualora arrivasse, il governo ha chiarito che la decisione passerebbe necessariamente dal vaglio del Parlamento, attenendosi ai trattati internazionali.

È in questo clima di tensione controllata che il Comando di Poggio Renatico, forte di una nuova Sala Operativa Nazionale inaugurata lo scorso anno e in grado di espandere le sue postazioni in caso di necessità, continua a svolgere il suo ruolo di sentinella silenziosa. Una struttura che, come ricordava il generale Gabellini in una delle sue ultime uscite pubbliche prima del congedo, è abituata a gestire operazioni complesse con l’obiettivo primario di tutelare la vita e la sicurezza, lontano dai riflettori ma con la consapevolezza che lo scenario internazionale, oggi più che mai, richiede un’attenzione costante e multilivello.

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