Casa Bianca in lockdown dopo gli spari: ucciso l’uomo armato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Casa Bianca è stata messa in lockdown dopo una sparatoria avvenuta nelle vicinanze del complesso presidenziale, dove si trovava Donald Trump al momento dell’allarme. Diversi colpi di arma da fuoco sono stati uditi nell’area attorno a uno dei checkpoint di sicurezza e il Secret Service ha immediatamente attivato il protocollo d’emergenza previsto per le minacce dirette al presidente degli Stati Uniti. L’intera zona è stata isolata mentre personale e visitatori venivano messi al riparo all’interno degli edifici protetti. Donald Trump è rimasto illeso e, secondo quanto riferito, l’assalitore non è mai riuscito a superare il perimetro generale della struttura.

Spari vicino alla Casa Bianca e intervento del Secret Service

La sparatoria è avvenuta poco dopo la mezzanotte italiana, quando a Washington erano circa le 18. Secondo il comunicato diffuso dal Servizio Segreto degli Stati Uniti, l’uomo armato si trovava nella zona compresa tra la 17ª Strada e Pennsylvania Avenue. A quel punto avrebbe estratto un’arma da una borsa iniziando a sparare nei pressi di un posto di controllo della sicurezza. Gli agenti del Secret Service hanno risposto immediatamente al fuoco, colpendo l’aggressore durante l’intervento. L’uomo è stato poi trasportato in ospedale, dove è morto in seguito alle ferite riportate nello scontro con le forze di sicurezza.

Durante la sparatoria è rimasta ferita anche una persona che si trovava casualmente nella zona al momento dell’attacco. Le informazioni diffuse indicano che il ferito è ricoverato in gravi condizioni. L’episodio ha provocato l’attivazione del massimo livello di sicurezza nell’area presidenziale, con il blocco immediato dei movimenti e l’isolamento del perimetro fino alla cessazione dell’emergenza. In casi di questo tipo il protocollo del Secret Service prevede la protezione diretta del presidente, il controllo degli accessi e la verifica completa dell’area circostante per escludere ulteriori minacce.

Chi era l’uomo armato ucciso vicino al perimetro presidenziale

L’aggressore è stato identificato come Nasir Best, 21 anni. Secondo le informazioni diffuse, il giovane era già noto al Secret Service per due precedenti episodi di tensione con gli agenti federali. In uno di questi casi avrebbe anche tentato di entrare all’interno della Casa Bianca. Le autorità hanno ricostruito che l’uomo non è mai riuscito ad avvicinarsi direttamente all’edificio presidenziale durante l’attacco avvenuto il 24 maggio 2026, ma la presenza dell’arma e l’apertura del fuoco nei pressi del checkpoint hanno fatto scattare le procedure di emergenza previste per le minacce armate contro il presidente.

Il comunicato del Servizio Segreto definisce l’episodio come il terzo caso di sparatoria avvenuto nelle vicinanze di Donald Trump nell’ultimo mese. Anche in questa occasione gli agenti hanno reagito nel giro di pochi istanti dopo l’inizio degli spari, impedendo all’uomo armato di avanzare oltre la zona di controllo. Le verifiche sull’accaduto sono proseguite per diverse ore dopo la fine dell’allarme, mentre l’area attorno alla Casa Bianca restava sotto stretta sorveglianza. L’intervento delle forze di sicurezza ha riportato la situazione sotto controllo dopo la chiusura temporanea dell’accesso al complesso presidenziale.

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