Casa Bianca in lockdown dopo gli spari: ucciso l’aggressore

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Casa Bianca è stata messa in lockdown dopo che diversi colpi di arma da fuoco sono stati uditi nelle vicinanze del complesso presidenziale dove si trova Donald Trump. L’allarme ha fatto scattare immediatamente il protocollo di emergenza del Secret Service, previsto nei casi di minaccia diretta o potenziale contro il presidente degli Stati Uniti e l’area che circonda la residenza ufficiale. La procedura prevede il blocco degli accessi, l’isolamento del perimetro e la protezione immediata di personale, visitatori e giornalisti presenti nella zona. Per diversi minuti l’intera area è rimasta sotto stretta sorveglianza mentre gli agenti cercavano di ricostruire quanto stava accadendo.

Spari contro gli agenti del Secret Service

Secondo le prime informazioni diffuse dopo l’emergenza, un uomo armato avrebbe aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service in uno dei checkpoint vicini al perimetro della Casa Bianca. Gli agenti hanno risposto agli spari e l’aggressore è stato colpito durante l’intervento. Trasportato in ospedale, è morto poco dopo a causa delle ferite riportate. Durante la sparatoria è rimasta ferita anche una persona che si trovava casualmente nelle vicinanze del luogo dell’attacco. Le condizioni vengono descritte come gravi e il ferito è stato ricoverato subito dopo i soccorsi. L’episodio ha provocato momenti di forte tensione nell’area presidenziale, con il personale di sicurezza impegnato a mettere rapidamente al riparo chi si trovava all’esterno.

Le procedure di sicurezza attivate dal Secret Service hanno comportato il blocco immediato dei movimenti attorno alla Casa Bianca. In situazioni considerate ad alto rischio vengono sospesi gli accessi, chiusi i checkpoint e limitata ogni attività nelle zone sensibili del complesso presidenziale. La priorità resta la protezione del presidente e delle persone presenti all’interno dell’area controllata. Durante le fasi dell’emergenza anche i giornalisti presenti nei pressi della Casa Bianca sono stati invitati a mettersi al riparo, mentre gli agenti verificavano l’assenza di ulteriori minacce. L’intervento è stato gestito seguendo i protocolli previsti per gli attacchi armati vicino a sedi istituzionali strategiche.

Chi era l’uomo identificato dopo l’attacco

L’aggressore è stato identificato come Nasir Best, 21 anni, già noto al Secret Service per due precedenti episodi di tensione con le forze di sicurezza. In uno di questi casi avrebbe tentato di accedere all’interno della Casa Bianca, circostanza che aveva già attirato l’attenzione degli agenti incaricati della protezione presidenziale. Le autorità stanno ricostruendo nel dettaglio la dinamica dell’attacco e i movimenti dell’uomo prima della sparatoria. L’episodio viene indicato come il quarto attentato contro Donald Trump, mentre nelle trasmissioni televisive dedicate all’accaduto l’uomo viene descritto come un soggetto ritenuto instabile. L’area attorno alla Casa Bianca è rimasta sotto controllo anche dopo la fine dell’emergenza, mentre proseguono gli accertamenti degli investigatori.

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