I cardinali che eleggeranno il papa: provenienze, assenze e dinamiche di un conclave inedito
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Redazione Interno
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Saranno 135 i cardinali elettori chiamati a scegliere il 267esimo pontefice, provenienti da 71 Paesi diversi, con una novità significativa: per la prima volta, 12 Stati avranno un loro rappresentante autoctono tra i porporati. La geografia del sacro collegio riflette un equilibrio in evoluzione, con l’Europa che mantiene il primato numerico (53 cardinali), seguita dalle Americhe (37, di cui 16 del Nord, 4 del Centro e 17 del Sud), dall’Asia (23), dall’Africa (18) e dall’Oceania (4). Un mosaico che, al di là dei numeri, racconta una Chiesa sempre più globale, ma anche le tensioni tra tradizione e rinnovamento.
Mentre si avvicina l’ora X – fissata per le 16.30 del 7 maggio, dopo la messa pro eligendo romano pontifice –, un nome è già fuori dai giochi: quello di Angelo Becciu, cardinale la cui rinuncia è arrivata poche ore prima dell’annuncio ufficiale del conclave. La sua assenza, legata alle indagini sulla compravendita del palazzo londinese di via Sloane – vicenda che nel 2020 ne aveva determinato l’esautoramento da parte di Francesco –, priva l’assemblea di un pezzo di storia recente, quella di una Curia talvolta travolta dagli scandali.
Tra i papabili, invece, c’è chi scommette sul cardinale Giuseppe Betori, 78enne arcivescovo di Foligno, indicato come figura di compromesso: conservatore ma non radicale, potrebbe rappresentare una via mediana in un contesto dove le divisioni non mancano. Il suo nome, peraltro, è legato a un episodio drammatico: nel 2013, un uomo gli sparò alla nuca senza riuscire a ucciderlo, un fatto che alcuni interpretano – forse con eccessiva suggestione – come un segno del destino.




