Il governo liberalizza l'ingresso di badanti e colf per gli over 80
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Redazione Interno
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Un intervento normativo significativo, varato nel corso del primo Consiglio dei Ministri post-estivo, ridefinisce in maniera sostanziale le regole per l’assunzione di personale domestico e di assistenza proveniente da Paesi extracomunitari. Il provvedimento, che rientra in un più ampio ventaglio di “misure urgenti in materia di immigrazione e lavoro”, affronta una delle emergenze sociali più pressanti per il Paese: la crescente difficoltà delle famiglie italiane nel trovare assistenza qualificata per i propri cari anziani o con disabilità.
La novità principale, annunciata il 4 settembre, stabilisce che colf e badanti stranieri non saranno più soggetti ai rigidi limiti numerici – i cosiddetti “tetti” – stabiliti dal precedente decreto flussi dello scorso giugno. Questo significa, in termini pratici, che il loro ingresso per motivi di lavoro sarà “fuori quota”, svincolato cioè dalle restrizioni che imponevano un numero chiuso di ingressi. L’obiettivo dichiarato è quello di snellire le procedure, garantendo un canale di ingresso continuativo e rispondente alla domanda reale, senza più la necessità di affidarsi al meccanismo del “click day”, che di fatto creava una corsa contro il tempo per accaparrarsi uno dei permessi disponibili.
L’applicazione di questa deroga, peraltro, non è illimitata ma viene circoscritta a un ambito preciso e delicatissimo. La liberalizzazione riguarda esclusivamente le assunzioni finalizzate all’assistenza di quelle fasce della popolazione più vulnerabili: le persone con disabilità e, in particolare, i “grandi anziani”, definiti come coloro che hanno superato l’ottantesimo anno di età. Una scelta che il governo motiva con la necessità di dare una risposta concreta a un bisogno che assume i contorni di una vera e propria emergenza nazionale, legata all’invecchiamento demografico.




