La rivincita di Boston: Francia e Marocco si giocano molto più di un quarto di finale
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Redazione Sport
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Sarà una lunga notte, quella di giovedì 9 luglio, nelle strade di Francia e Marocco, ma anche nelle piazze di Boston, dove le due nazionali si sfideranno per un posto in semifinale del Mondiale 2026. Il tam tam social è già partito da giorni, con messaggi che preannunciano "caos" e tensione, alimentati anche da episodi come la profanazione di una bandiera marocchina ad Aubervilliers, alle porte di Parigi, che ha provocato la protesta ufficiale dell'ambasciata del Marocco.
A quattro anni di distanza dalla semifinale di Doha, vinta 2-0 dalla Francia, il mondo intorno a loro non è più lo stesso e la posta in palio sembra essersi fatta ancora più pesante.
I figli dell'immigrazione e il "miracolo" di una doppia identità
Tra Francia e Marocco, in fondo, non potrà mai essere soltanto una partita di calcio. Troppi sono i fili che legano due nazioni un tempo accomunate sotto un'unica bandiera, e ancora oggi più vicine di quanto non dicano le carte geografiche. In Francia vive la comunità marocchina più numerosa al mondo, con quasi due milioni di persone, e il paradosso è che proprio questo legame profondo si riflette nelle rose delle due squadre.
Da una parte, la Francia schiera giocatori che sono figli dell'immigrazione africana; dall'altra, il Marocco si presenta come il prodotto più riuscito della sua diaspora: ben 19 dei 26 calciatori convocati sono nati all'estero, molti dei quali proprio in Francia, come Issa Diop, Neil El Aynaoui e Ayyoub Bouaddi.
Il Marocco, contro il Brasile, è stata la prima nazionale nella storia della Coppa del Mondo a schierare un undici titolare composto interamente da giocatori nati all'estero: un record che dice molto sulla natura di questa squadra e sul mondo che rappresenta. Il calcio, in questo senso, diventa il laboratorio più avanzato di un'identità multipla che sfida i confini geografici.
Tahar Ben Jelloun e il tifo che attraversa il Mediterraneo
Nonostante si dichiari poco interessato al calcio, lo scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, nato a Fès nel 1944 e naturalizzato francese, ammette di seguire ogni partita del Marocco in questo Mondiale. «Domani, però, giocheranno l'uno contro l'altra e io sosterrò la squadra marocchina», ha dichiarato lo scrittore, che in questi giorni si trova a Tangeri da dove guarderà il match.
Per lui, come per molti altri franco-marocchini, il cuore è diviso, ma la scelta di tifare per i Leoni dell'Atlante rappresenta il "miracolo dell'immigrazione", come lo ha definito lui stesso: un'emozione nuova, suscitata dalla terra natale, dalle radici profonde.
Anche lo scrittore Leila Slimani, pur ammettendo di essere contenta se dovesse vincere la Francia, spera che a trionfare sia il Marocco, mentre l'attore e comico Jamel Debbouze, icona dell'umorismo francese di origine marocchina, si è mantenuto in silenzio dopo l'accoppiamento dei quarti, segno che la scelta è tutt'altro che scontata.
Una partita che vale una finale: il contesto e le polemiche
La tensione attorno a Francia-Marocco, tuttavia, non si alimenta solo di tifo e appartenenze. Negli ultimi giorni, il clima si è surriscaldato anche per vicende esterne al campo. La grazia concessa a Folarin Balogun, che ha permesso all'attaccante statunitense di giocare nonostante una squalifica, ha aperto un fronte di polemiche infinite.
La decisione, vista come un'ingerenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del presidente della FIFA Gianni Infantino, ha fatto da sfondo a un clima di sospetto, allargatosi a macchia d'olio anche per via di altre scelte controverse, come l'arbitraggio del francese François Letexier in Argentina-Egitto. Letexier, designato per Argentina-Egitto, ha infatti un passato di polemiche in Ligue 1 e la sua nazionalità francese ha alimentato ulteriori dubbi in un torneo già segnato da tensioni politiche.
Anche il contesto geopolitico è cambiato: il Marocco non è più visto come la rivelazione del 2022, ma come una solida potenza emergente, capace di competere stabilmente con le migliori nazionali del mondo, al punto che la partita con la Francia viene percepita come il simbolo di un nuovo equilibrio tra un Nord dominante e un Sud globale in ascesa.
La sfida dei numeri e dei record: Mbappé e Ounahi
Sul campo, la sfida si preannuncia tatticamente affascinante. La Francia arriva a Boston forte di un ruolino di marcia impeccabile: cinque vittorie in cinque partite, miglior attacco del torneo con quattordici gol segnati e appena due subiti, ma l'ultimo successo sofferto sul Paraguay ha mostrato una squadra meno brillante.
Il capitano Kylian Mbappé insegue il record di Lionel Messi, mirando al ventesimo gol in Coppa del Mondo, mentre il Marocco può contare sul ritrovato fiuto del centrocampista Azzedine Ounahi, che ha interrotto un digiuno di undici partite con una doppietta contro il Canada. I Leoni dell'Atlante, dal canto loro, sono imbattuti da dieci partite e vogliono vendicare la semifinale persa nel 2022.
La partita si giocherà al Gillette Stadium di Foxborough, Massachusetts, giovedì 9 luglio alle 22:00 ora italiana, e sarà arbitrata da una terna tutta norvegese.




