Rimborsi Irpef, nuove regole Tfr e addio alle accise: luglio 2026 tra conguagli e scadenze
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Redazione Economia
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Il mese di luglio segna tradizionalmente l'avvio della stagione dei conguagli fiscali per milioni di contribuenti italiani, ma quello del 2026 si presenta come un periodo particolarmente denso di novità e scadenze. Mentre prendono il via i primi rimborsi Irpef per chi ha presentato il modello 730 con tempestività, entrano in vigore dal 1° luglio le nuove regole per la destinazione del trattamento di fine rapporto, e con il 3 luglio si chiude definitivamente il capitolo del taglio delle accise sui carburanti.
Rimborsi 730: il calendario dei pagamenti tra luglio e novembre
Per i lavoratori dipendenti e i pensionati che attendono il rimborso Irpef, la data di accredito non è affatto uniforme e dipende da una combinazione di fattori, primo fra tutti il momento in cui la dichiarazione dei redditi è stata effettivamente trasmessa all'Agenzia delle Entrate. Il meccanismo prevede che il sostituto d'imposta, che coincide con il datore di lavoro per i dipendenti o con l'Inps per i pensionati, riceva dall'Agenzia il cosiddetto prospetto di liquidazione (modello 730-4) per poi procedere con l'erogazione del credito nella busta paga o sul cedolino della pensione.
La regola generale vuole che, a parità di condizioni, prima si invia la dichiarazione, prima si ottiene il rimborso: chi ha presentato il modello entro il 31 maggio 2026 vedrà il conguaglio a credito nella busta paga di luglio, mentre per i pensionati l'accredito slitta tradizionalmente al cedolino di agosto a causa dei tempi di lavorazione più lunghi dell'ente previdenziale. Per chi ha invece trasmesso il 730 nella finestra successiva, quella tra il 1° e il 20 giugno, il rimborso per i dipendenti arriverà con la retribuzione di agosto e per i pensionati con quella di settembre.
Con il passare delle settimane, le tempistiche si dilatano ulteriormente: se l'invio avviene tra il 21 giugno e il 15 luglio, il credito si materializza per i lavoratori nella busta paga di settembre e per i pensionati in quella di ottobre; per le dichiarazioni inviate tra il 16 luglio e il 31 agosto, l'attesa si prolunga fino a ottobre per i primi e a novembre per i secondi; infine, per chi presenta il 730 a ridosso della scadenza del 30 settembre, il rimborso arriva con la busta paga di novembre per i dipendenti e con il cedolino di dicembre per i pensionati.
I controlli fiscali che possono far slittare il rimborso al 2027
Il quadro ordinario delle tempistiche può subire pesanti scossoni a causa dei controlli preventivi che l'Agenzia delle Entrate ha il potere di attivare, e in questo contesto le nuove procedure di verifica introdotte per il 2026 rischiano di allungare i tempi di attesa per una platea significativa di contribuenti, con il concreto pericolo che il rimborso venga erogato soltanto nei primi mesi del 2027.
L'Amministrazione finanziaria può infatti trattenere il pagamento fino a quattro mesi dalla data di presentazione della dichiarazione per effettuare le verifiche del caso, e in alcune ipotesi il termine si estende fino a sei mesi, con accredito che slitta a gennaio, febbraio o marzo dell'anno successivo.
A finire nel mirino dei controlli preventivi sono in particolare quattro categorie di contribuenti: chi ha un credito Irpef superiore a 4.000 euro, soglia oltre la quale scatta automaticamente un'istruttoria per escludere errori o tentativi di frode; chi ha modificato il modello 730 precompilato generando elementi di incoerenza rispetto ai dati dell'anagrafe tributaria o alle certificazioni uniche; chi presenta il modello senza sostituto d'imposta e lo invia in ritardo, finendo così in una coda di liquidazione gestita direttamente dall'Agenzia che parte da dicembre; e chi ha debiti iscritti a ruolo superiori a 1.
500 euro non ancora saldati, con conseguente attivazione di una procedura di compensazione coatta che blocca il rimborso.
Nuove regole per il Tfr dal 1° luglio: il silenzio-assenso diventa adesione automatica
A catalizzare l'attenzione di lavoratori e imprese nel mese di luglio sono però anche le importanti novità in materia di trattamento di fine rapporto, entrate in vigore il primo giorno del mese per effetto della Legge di Bilancio 2026.
La riforma modifica radicalmente le modalità di scelta per i nuovi assunti del settore privato, riducendo da sei mesi a soli sessanta giorni il termine entro il quale il dipendente può decidere la destinazione del Tfr maturando, e introducendo un meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare che opera in assenza di una manifestazione di volontà espressa entro quel lasso di tempo.
In buona sostanza, per i lavoratori assunti dopo il 1° luglio 2026, se entro due mesi dall'assunzione non viene comunicata per iscritto la scelta di mantenere il Tfr in azienda o destinarlo al Fondo di Tesoreria Inps, scatterà il cosiddetto silenzio-assenso: il trattamento di fine rapporto maturando verrà automaticamente conferito alla forma pensionistica complementare prevista dal contratto collettivo applicato, o al fondo residuale in mancanza di accordi specifici, con decorrenza dalla data di assunzione.
La procedura, in attesa che venga pubblicato il nuovo modello TFR2 aggiornato, prevede che i lavoratori possano comunque formalizzare la loro scelta mediante una dichiarazione scritta in forma libera, che il datore di lavoro ha l'obbligo di conservare.
Addio al taglio delle accise: dal 4 luglio benzina e gasolio più cari
A completare il quadro dei cambiamenti che caratterizzano l'inizio di luglio 2026 c'è poi la scadenza, fissata per il 3 luglio, del taglio delle accise sui carburanti, misura che era stata prorogata più volte dal governo per contenere l'impatto dei rincari energetici. L'ultimo decreto, datato 5 giugno, aveva confermato lo sconto di 6,1 centesimi al litro sia per la benzina sia per il gasolio, ma in assenza di un nuovo intervento legislativo, da sabato 4 luglio le aliquote tornano al livello ordinario.
L'effetto sui listini alla pompa è destinato a farsi sentire immediatamente: secondo le stime del Codacons, il rincaro si tradurrà in un esborso aggiuntivo di circa 3,05 euro per un pieno, con il prezzo medio della benzina sulla rete ordinaria che si attesterà su 1,86 euro al litro e quello del gasolio su 1,94 euro al litro.
Il rialzo arriva nonostante un contesto internazionale caratterizzato da un calo significativo delle quotazioni del Brent, sceso dai 95 dollari al barile di inizio giugno a 70,8 dollari, un deprezzamento del 25,5% in un mese che non ha tuttavia trovato un riscontro proporzionale nei prezzi alla pompa. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso aveva per questo convocato i rappresentanti delle compagnie petrolifere per chiedere una riduzione dei listini più rapida e in linea con l'andamento del mercato internazionale.




