Morbillo, il virus che non si arrende: 59 milioni di vite salvate ma i casi tornano a salire
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Redazione Salute
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Nonostante gli sforzi globali di vaccinazione, che dal 2000 a oggi hanno permesso di salvare quasi 59 milioni di vite e di ridurre della stesse proporzioni, un impressionante 88%, la mortalità legata alla malattia, il morbillo, classificato come il virus più contagioso al mondo, continua a rappresentare una minaccia seria e persistente. I dati, che emergono con chiarezza dalla nuova relazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla revisione di metà percorso dell’Immunization Agenda 2030, dipingono un quadro contraddittorio, dove a trionfali successi si affiancano, in un preoccupante contrappunto, segnali di una recrudescenza del contagio. Se da un lato, infatti, il numero di morti è stato drasticamente contenuto, dall’altro le stime per il solo 2024 parlano di circa 11 milioni di infezioni e di quasi 95mila decessi, una cifra che, seppur lontana dai picchi del passato, appare intollerabile per una patologia prevenibile.
L'aumento dei contagi a livello regionale
La situazione, già di per sé complessa, mostra tutta la sua criticità se si analizzano i trend regionali, i quali rivelano incrementi sostanziali dei casi se paragonati al periodo precedente la pandemia. Nella Regione del Mediterraneo orientale, per fare un esempio, si è registrato un balzo dell’86%, mentre in quella europea l’aumento è stato del 47% e in quella del Sud-Est asiatico del 42%, sempre prendendo come termine di paragone il 2019. Questi numeri, che tradiscono un allentamento delle difese, sono il sintomo più evidente di come il percorso verso l’obiettivo dell’eliminazione del morbillo, fissato dall’Agenda 2030, sia tutt’altro che lineare e richieda, anzi, un rinnovato impegno.
La centralità della copertura vaccinale
A fare la differenza, come sottolineato con forza dall’Oms, è esclusivamente il livello di immunizzazione della popolazione, la quale, per bloccare efficacemente la circolazione del patogeno, deve raggiungere e mantenere una copertura con due dosi di vaccino non inferiore al 95%. Quando questa soglia, considerata fondamentale per garantire la cosiddetta immunità di gregge, non viene rispettata, il virus trova facilmente individui suscettibili, diffondendosi con una rapidità che spesso sorprende i sistemi sanitari, i quali, in molte aree, rimangono strutturalmente vulnerabili. È proprio questo, in definitiva, il meccanismo che innesca i focolai, i quali, una volta partiti, faticano a essere controllati.
I bambini e la fragilità dei sistemi sanitari
Il peso di questa recrudescenza, come purtroppo accade in simili circostanze, ricade in maniera sproporzionata sui più piccoli, con i bambini al di sotto dei cinque anni che costituiscono la parte preponderante delle vittime. La loro vulnerabilità biologica, unita alla mancata protezione offerta dal vaccino, li espone a complicazioni gravi, che possono includere polmonite ed encefalite, con esiti talvolta letali. La presenza di sistemi di sorveglianza efficaci, capaci di individuare precocemente i casi e di tracciare i contatti, rappresenta un altro tassello indispensabile, sebbene spesso trascurato, per contenere l’avanzata della malattia e proteggere chi, per età o per condizioni di salute, non può essere vaccinato.




