Dimartino, il fiume Oreto e quella nostalgia “anestetizzata”: «Ornella? Ci ha dato una fiducia immensa»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un’improbabile piena, lunedì sera, che tracima sul palco dei Filodrammatici – quello stesso palco che ha visto decine di cantautori spogliarsi degli arrangiamenti per restare in cordata solo con la voce e una chitarra – e Antonio Di Martino, il quale preferisce farsi chiamare semplicemente Dimartino (quasi volesse smussare quel cognome da pronuncia sanremese, “Cosa vuoi che sia un De o un Di”, scherza lui), si presenta in veste di solista. A sette anni di distanza da “Afrodite”, il suo quinto lavoro in studio, intitolato “L’improbabile piena dell’Oreto”, esce oggi, venerdì 8 maggio 2026, per Numero Uno / Sony Music, e lo fa in modo volutamente anti-Ariston: dieci canzoni che gorgogliano come acque correntizie, intrise di quella nostalgia liquida che non ristagna mai, anzi, scorre e trascina con sé intere porzioni di gioventù.
Un album fluviale senza interruzioni
L’opera – lo si capisce già dalla struttura – rifiuta la logica del singolo da classifica per abbracciare quella di un flusso continuo, un racconto sonoro dove le tracce si susseguono senza spazi di silenzio, inseguendo l’idea di un movimento organico e naturale. Dimartino, che dopo gli anni trascorsi in coppia con Colapesce (un sodalizio che aveva portato il duo sul palco dell’Ariston e, poi, dentro una crisi post-festival della quale l’interessato non ha mai svelato tutti i dettagli) torna alla dimensione solista, definisce questo lavoro “spoglio di (quasi) tutto”. Sul palco dei Filodrammatici, infatti, sarà da solo: niente band, niente sovrastrutture, solo lui e quelle canzoni concepite come un omaggio alla sua Palermo e ai ricordi virati tenerezza di una gioventù passata a specchiare attese e sogni nell’Oreto, il fiume che dà il titolo all’intero progetto.
«Ornella? Una fiducia che anestetizzava il sentimento»
Nell’intervista che anticipa il live per MI AMI (il festival che da anni accoglie le proposte più ardite della nuova scena indipendente), il cantautore siciliano si lascia andare a una frase, quasi incidentale, che pesa come un macigno: “I nostri sentimenti, Ornella? Ce li ha anestetizzati. Ci ha dato tanta fiducia”. Il riferimento, per chi segue la cronaca musicale di questi mesi, non è oscuro: si tratta di quel rapporto quasi simbiotico – e poi improvvisamente interrotto – con una figura femminile dell’industria discografica, la stessa che l’aveva spinto a credere in un certo tipo di percorso. Dimartino non aggiunge particolari, non scende in dettagli biografici che appartengono al privato, ma lascia intendere come quella fiducia, per quanto generosa, abbia finito per agire come un farmaco: una volta tolto l’effetto, ci si è ritrovati a fare i conti con emozioni rimaste a lungo sopite. “L’improbabile piena dell’Oreto”, in questo senso, sarebbe proprio lo straripamento di quel materiale affettivo che il fiume – la carriera, la vita, la città natale – aveva provvisoriamente arginato.
Dalla crisi post-Sanremo alla ripartenza da solista
Non che l’artista chiuda del tutto alla possibilità di una reunion con Colapesce – “Non sono una hit”, ha dichiarato altrove, ribadendo però che le porte non sono sprangate – ma per ora il suo presente è questo: dieci canzoni dedicate all’Oreto, un fiume che a Palermo non è certo il Po o il Tevere, e che anzi degli altri corsi d’acqua ha l’esatto contrario, cioè la fama di essere poco appariscente, quasi trascurabile. Eppure, nelle corde di Dimartino, quella piena “improbabile” diventa il simbolo perfetto di una rinascita che non cerca i riflettori dell’Ariston, né le hit da classifica. L’album, disponibile da oggi (venerdì 8 maggio 2026), verrà presentato in una serie di date che il cantautore ha voluto essenziali: solo lui, la chitarra, e un fiume di parole che scorre senza più chiedere il permesso a nessuno.




