Genova, i lavoratori ex Ilva occupano l'aeroporto: passeggeri bloccati e delegazione in prefettura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I corridoi che portano ai gate di imbarco dell'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova sono rimasti chiusi per buona parte della mattinata. A occuparli, seduti a terra e con i caschi da lavoro usati come tamburi sul pavimento, sono stati i lavoratori dell'ex Ilva di Cornigliano. La mobilitazione, partita in corteo dallo stabilimento, ha avuto come effetto immediato quello di impedire a numerosi passeggeri di raggiungere i propri voli, prima che i passaggi venissero riaperti.

La scintilla della cassa integrazione

All'origine della protesta c'è la comunicazione inviata venerdì da Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, con cui i commissari hanno avviato la procedura per estendere la cassa integrazione straordinaria fino a un massimo di 8.622 lavoratori, rispetto agli attuali 4.450, con decorrenza fino al 28 febbraio 2027. Per lo stabilimento ligure il dato più pesante riguarda la platea potenzialmente coinvolta: fino a 870 dipendenti su 917.

La decisione è arrivata a pochi giorni di distanza da una lettera, datata mercoledì, in cui gli stessi commissari avevano confermato che gli stabilimenti di Taranto e Genova non chiudono e che l'attività produttiva sarebbe proseguita.

Il presidio e la mediazione istituzionale

Mentre gli operai restavano all'interno dello scalo, una delegazione è stata convocata in prefettura dal prefetto Cinzia Torraco per un confronto sull'evoluzione della vertenza. Nel corso della mattinata, i manifestanti hanno consentito il transito verso i controlli di sicurezza ad anziani, persone fragili e famiglie con bambini, una scelta motivata dalle condizioni di sovraffollamento delle aree partenze. All'interno dell'aeroporto occupato è arrivato anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che ha incontrato le rappresentanze sindacali.

«Genova vuole continuare a lavorare e ha un programma, accettato da Acciaierie d'Italia, per trattare materiale conto terzi in caso di chiusura a Taranto», ha dichiarato il governatore, spiegando che esiste una seconda lettera inviata venerdì da Acciaierie d'Italia a Regione e Città Metropolitana per chiedere l'autorizzazione a trattare coils conto terzi.

Le parole di Fornaro alla Camera

Sul fronte parlamentare, l'onorevole Federico Fornaro è intervenuto alla Camera nel corso della discussione sul decreto relativo alla continuità operativa dell'ex Ilva.

«I lavoratori dell'ex Ilva vanno rispettati e non presi in giro», ha affermato il deputato del Partito Democratico, ricostruendo la sequenza temporale della vicenda: mercoledì i commissari straordinari avevano inviato una lettera in cui confermavano che «gli stabilimenti di Taranto e Genova non chiudono» e che «prosegue attività produttiva»; soltanto due giorni dopo, gli stessi commissari hanno annunciato il passaggio della cassa integrazione da 4.459 a 8.622 lavoratori, con 6.964 dipendenti su 7.875 a Taranto, 870 su 917 a Genova e 515 su 542 a Novi Ligure.

Le ragioni della mobilitazione

A spiegare il senso della scelta di occupare lo scalo erano stati, nella fase preparatoria dell'assemblea all'alba, i rappresentanti sindacali. Armando Palombo della Fiom aveva parlato di un atteggiamento che mette i lavoratori nelle condizioni di forzare, mentre Nicola Appice della Fim Cisl aveva ricordato che nei tre giorni sotto la prefettura era sembrata garantita una fornitura temporanea di 35 mila tonnellate di coils per non fermare Genova, prima che venerdì arrivasse la comunicazione della cassa integrazione destinata a bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi.

Nel pomeriggio, mentre la delegazione era ancora in prefettura, l'aeroporto è rimasto presidiato in attesa dell'esito del confronto.

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