Ex Ilva, sciopero nazionale a Genova e Taranto: «Non vogliamo la chiusura della fabbrica»
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Redazione Interno
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I mezzi pesanti dello stabilimento hanno aperto il corteo, seguiti dagli operai con gli indumenti da lavoro e da uno striscione rosso issato fin dalle prime ore del mattino. La mobilitazione dei lavoratori dell'ex Ilva ha attraversato il ponente genovese in direzione della prefettura, creando disagi inevitabili alla circolazione, mentre a Taranto un gruppo di manifestanti ha occupato un tratto della statale 106 verso la raffineria Eni e il transito è rimasto bloccato anche sulla statale 7 in direzione Bari.
Le richieste degli operai e il nodo delle materie prime
La richiesta avanzata dai lavoratori, usciti dalla fabbrica con i mezzi da lavoro, è duplice: ritirare l'annuncio di fermata degli stabilimenti del Nord e acquistare coils o bramme sul mercato internazionale per alimentare le linee a freddo. Secondo i sindacati, la mancanza di materia prima rappresenta l'unico ostacolo reale alla continuità produttiva, dal momento che gli impianti di Genova lavorano a un terzo del potenziale e i materiali zincati e la latta trovano ampia richiesta sul mercato.
La posizione espressa dalla Rsu di Cornigliano indica nell'approvvigionamento esterno la soluzione per bypassare i vincoli giudiziari che gravano sull'area a caldo di Taranto, senza separare i destini produttivi dei due siti.
La voce delle istituzioni locali
All'assemblea davanti alla portineria di Cornigliano hanno preso parte la sindaca di Genova Silvia Salis, il vicesindaco Alessandro Terrile, i parlamentari Pastorino e Furlan e il presidente della Regione Liguria Marco Bucci. «Ci sono centinaia di lavoratori che vogliono solo continuare a lavorare e il mercato ha bisogno della produzione dello stabilimento di Genova – ha dichiarato Salis in apertura del corteo – ci sono quindi tutte le caratteristiche per continuare a produrre: manca la materia prima, che può essere acquistata sul mercato internazionale».
La sindaca ha ricordato la lettera inviata al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e ai commissari straordinari di Acciaierie d'Italia, nella quale chiede di attivare ogni soluzione operativa, finanziaria e logistica utile all'approvvigionamento di semilavorati, oltre all'istituzione di un tavolo permanente di confronto.
Dal canto suo Bucci ha sottolineato come nel mondo esista grande disponibilità di coils e abbia chiesto al sottosegretario Mantovano e al ministro Urso di prevedere l'acquisto all'estero o attraverso fornitori italiani, aggiungendo che i tempi di qualificazione non rappresentano un problema se esiste un progetto per portare avanti le forniture.
La mobilitazione nello stabilimento pugliese
A Taranto l'attività produttiva è ferma con gli impianti in stand-by in attesa del pronunciamento della Cassazione fissato per il 20 ottobre sulla chiusura dell'area a caldo. Nel capoluogo jonico si è svolta un'assemblea di due ore nel parcheggio della direzione, al termine della quale i segretari sindacali hanno fatto il punto sulla vertenza.
«Aver fermato gli impianti dell'area a caldo significa aver lasciato senza attività da svolgere e significa cassa integrazione per tantissimi lavoratori – ha detto Valerio D'Alò, segretario nazionale Fim Cisl – la fermata totale dello stabilimento produce incertezza, ma la cosa più grave è che manca ancora un piano». Il rappresentante sindacale ha aggiunto che i lavoratori non chiedono ammortizzatori sociali lunghi, ma di tornare a lavorare in un ambiente che diventi salubre. Alla protesta si è unito anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti.
Il quadro normativo e le prospettive occupazionali
Lo sciopero di 24 ore è stato proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb dopo l'incontro a Palazzo Chigi dell'8 ottobre, dal quale i sindacati affermano non essere emerse risposte concrete sul rilancio produttivo e sulla tutela del reddito. Secondo le organizzazioni sindacali, l'unico aspetto oggetto di discussione con il governo riguarda gli ammortizzatori sociali, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro.
Il decreto legge atteso per il 13 ottobre prevede 125 milioni di euro per la cassa integrazione con copertura assicurata fino a giugno 2027, ma i sindacati chiedono anche misure straordinarie come prepensionamenti, incentivi all'esodo e percorsi di riqualificazione professionale. La vertenza coinvolge l'intero sistema produttivo, da Taranto agli stabilimenti di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Salerno e Marghera, oltre alla sede direzionale di Milano.
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