Stellantis brucia 10 miliardi, Filosa alle prese con tagli e dazi
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Redazione Economia
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I conti del primo semestre di Stellantis raccontano una crisi che, pur essendo in parte attesa, ha dimensioni più ampie del previsto. Il gruppo automobilistico, nato dalla fusione tra Fca e Psa, ha chiuso con ricavi per 74,3 miliardi, in calo di 10 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2024, quando aveva toccato gli 85 miliardi. Un tonfo che, se da un lato riflette l’eredità dell’era Tavares e la fase di transizione sotto Elkann, dall’altro è stato amplificato dalle misure protezionistiche varate da Trump, che hanno già inflitto un danno da 300 milioni solo tra aprile e giugno.
La capitalizzazione, oggi ferma a 23 miliardi, è stata quasi dimezzata (-56,5% in Borsa sull’anno), mentre le consegne globali segnano un -6% nel secondo trimestre. Eppure, nonostante i numeri negativi, il titolo ha chiuso in rialzo a Piazza Affari (+1,54%), dopo essere partito in ribasso del 2,7%. Un’inversione di tendenza che alcuni analisti attribuiscono alle rassicurazioni del direttore finanziario Doug Ostermann, il quale ha sottolineato come il risultato operativo rettificato resti positivo, seppure di soli 0,5 miliardi.
I dazi statunitensi, tuttavia, rappresentano un’incognita non trascurabile: si stima che, entro fine anno, l’impatto complessivo potrebbe aggirarsi tra 1 e 1,5 miliardi. Una mazzata che si aggiunge alle difficoltà strutturali del gruppo, costringendo l’ad Filosa a valutare nuovi tagli. Intanto, le Borse europee hanno registrato una seduta debole, con Milano in calo dello 0,36%, in attesa del flusso di report aziendali che nei prossimi giorni offriranno un quadro più chiaro.




