Trump prepara la stretta sui turisti: per entrare negli Usa bisognerà mostrare i social degli ultimi cinque anni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Ottenere l’autorizzazione a viaggiare verso gli Stati Uniti, per milioni di visitatori, potrebbe presto richiedere un esame approfondito della propria identità digitale, oltre che di quella fisica. L’amministrazione del presidente Donald Trump, infatti, ha avanzato una proposta normativa che imporrebbe a tutti i turisti stranieri, compresi coloro i quali provengono dai Paesi aderenti al programma di esenzione dal visto, di fornire un resoconto dettagliato della propria attività sui social network nell’arco degli ultimi cinque anni. Una misura, questa, che estenderebbe in maniera significativa i poteri di controllo delle autorità di frontiera, le quali già raccolgono dati biometrici come le impronte digitali, e che andrebbe a incidere profondamente sulla procedura dell’Esta, il visto elettronico finora considerato una formalità rapida per i cittadini di nazioni alleate come l’Italia e gli altri Stati membri dell’Unione europea.

Il contenuto della proposta sul Federal Register

La bozza, pubblicata sul Federal Register dal Customs and Border Protection, l’agenzia federale che si occupa della protezione dei confini, delinea un cambiamento radicale nei requisiti di ingresso. Secondo quanto previsto dal testo, ai richiedenti l’Esta verrebbe chiesto di “rivelare” la cronologia dei propri profili e delle interazioni online, fornendo gli identificativi utilizzati sulle varie piattaforme. Sebbene non sia ancora stato stabilito un calendario definitivo per l’entrata in vigore della norma, fonti esperte del settore indicano il secondo trimestre del 2026 come un obiettivo realistico per la sua implementazione, lasciando così un periodo di transizione durante il quale gli operatori del settore turistico e i governi dei Paesi interessati dovranno adeguarsi.

Implicazioni per i viaggiatori e per il sistema di sicurezza

Questa iniziativa, che non ha precedenti per la sua ampiezza in riferimento ai Paesi a esenzione di visto, si inserisce in un più ampio disegno di rafforzamento della sicurezza nazionale voluto dall’esecutivo americano. L’analisi dei contenuti condivisi sui social media, del resto, è già uno strumento utilizzato in contesti specifici, come alcune procedure di richiesta di visti tradizionali o in indagini di polizia a seguito di fatti di cronaca nera, dove i investigatori scandagliano meticolosamente le tracce digitali per ricostruire reti di conoscenze o moventi. La novità risiede nell’applicazione sistematica e preventiva a una platea vastissima di visitatori, trasformando quella che era un’eccezione in una regola standardizzata per chiunque varchi il confine statunitense, indipendentemente dalla sua nazionalità.

La redefinizione del confine tra privato e sicurezza

La misura solleva questioni complesse riguardanti la privacy dei cittadini stranieri e l’effettiva capacità degli uffici consolari di processare una mole così imponente di dati personali. Da un lato, le autorità statunitensi sostengono la necessità di accertare in modo più completo le intenzioni e i collegamenti di chi entra nel Paese; dall’altro, si profilano interrogativi sui metodi di conservazione e analisi di queste informazioni, che comprendono fotografie, opinioni e relazioni personali. L’estensione del controllo alla sfera digitale dei viaggiatori, molti dei quali hanno sempre goduto di un regime di facilitazione, segna dunque un punto di svolta nella filosofia della gestione dei flussi turistici, bilanciando in maniera differente le esigenze di apertura con quelle di protezione del territorio.

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