La Molisana costruirà uno stabilimento negli Stati Uniti per fronteggiare i dazi di Trump

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'azienda di Campobasso, che dalla sua fondazione ha costruito una solida reputazione internazionale esportando in ben centoventi nazioni, si appresta a compiere un passo decisivo per proteggere il proprio mercato oltre Atlantico. La minaccia, come ha spiegato l'amministratore delegato Giuseppe Ferro, è rappresentata dai dazi doganali, fissati a un livello insostenibile del 107%, che l'amministrazione di Donald Trump ha annunciato e che diverranno operativi a partire dal 2026. Una barriera tariffaria che, stando alle parole del manager, renderebbe di fatto "impossibile lavorare" in quelle condizioni, mettendo a rischio una fetta di export che incide per una percentuale compresa tra il 10 e l'11% sul fatturato totale generato dalle vendite all'estero.

La strategia: uno stabilimento produttivo direttamente negli USA

La strategia per aggirare un ostacolo di tale portata passa attraverso un progetto ambizioso ma ormai necessario: la realizzazione di uno stabilimento produttivo direttamente negli Stati Uniti. Trasferire una parte del ciclo manifatturiero appare come l'unica strada percorribile per preservare una presenza commerciale consolidata, evitando il gravoso balzello che colpirebbe le merci importate dall'Italia. La decisione non nasce da una scelta strategica volontaria quanto piuttosto da una reazione obbligata a un contesto geopolitico e commerciale profondamente mutato.

Il retroterra: le indagini per dumping e la difesa dell'azienda

Alle spalle di questa mossa si intravede il perdurare di una controversia internazionale. L'azienda sta infatti affrontando una nuova procedura per dumping, la terza in ordine di tempo, mentre una quarta indagine sarebbe già in arrivo. Ferro ha tenuto a ribadire con forza l'infondatezza di tali accuse, difendendo l'operato del pastificio e la correttezza delle sue strategie di mercato. Questi procedimenti contribuiscono a creare un clima di incertezza e rappresentano il retroterra normativo su cui si innestano le decisioni protezionistiche.

L'ultima spiaggia: il tentativo di dialogo con le autorità statunitensi

Parallelamente all'avanzare del piano per il nuovo impianto, l'azienda non abbandona del tutto il tavolo del dialogo. Ferro ha infatti lasciato intendere che si cercherà di aprire un canale di discussione con le autorità statunitensi, nel tentativo di trovare una composizione negoziata della vertenza. L'obiettivo dichiarato è quello di persuadere l'amministrazione americana sulla natura penalizzante di quei dazi, illustrando come un prelievo doganale di quelle proporzioni finirebbe per strangolare un flusso commerciale vitale per entrambe le parti.

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