A Firenze il gelo tra Funaro e Giuli, mentre la cultura diventa campo di battaglia
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Redazione Interno
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Nonostante l’afa che avvolge Firenze in questo primo giorno d’estate, il clima politico è glaciale. La sindaca Sara Funaro e il ministro della Cultura Alessandro Giuli si sono incrociati senza dialogare, durante l’inaugurazione della mostra dedicata a Giovanni Spadolini, nel centenario della nascita e nel cinquantenario del Ministero per i Beni culturali. Un’occasione che avrebbe dovuto celebrare la storia, ma che invece ha messo in luce le crepe del presente.
La tensione, già palpabile da settimane, ha trovato nuovo carburante nella questione del Teatro della Toscana, declassato dalla commissione ministeriale senza che ancora sia stato reso pubblico il verbale. «Firenze è vittima di una rappresaglia politica», ha dichiarato l’onorevole Matteo Orfini, riferendosi alle pressioni esercitate per confermare Marco Giorgetti alla direzione della Pergola. «Quanto accaduto è senza precedenti», ha aggiunto, denunciando un uso «padronale» della cultura, trasformata in «manganello».
Giuli, dal canto suo, non ha nascosto l’ironia. Durante gli incontri ufficiali, i sorrisi sono stati più formali che cordiali, e le strette di mano, soprattutto quella con il governatore Eugenio Giani, sono parse cariche di significati politici. «Questa è la stretta del MinCulPop», ha commentato il ministro, riecheggiando polemiche passate e lasciando intendere che la cultura, oggi, non è più terreno di confronto ma di scontro.




