Stellantis Melfi, il quinto modello Alfa Romeo non basta all’indotto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Stellantis Melfi torna al centro del dibattito industriale dopo la conferma di un quinto modello destinato allo stabilimento lucano, indicato come una nuova Alfa Romeo, ma il confronto politico e sindacale resta aperto sulle difficoltà dell’indotto. Nel comunicato diffuso dall’onorevole Arnaldo Lomuti, il piano “FaSTLAne 2030” presentato ad Auburn Hills dall’amministratore delegato Antonio Filosa viene accolto con interesse, pur senza considerarlo una risposta sufficiente alle crisi occupazionali che coinvolgono il territorio. Il riferimento è alle aziende dell’area industriale di San Nicola di Melfi, dove le vertenze aperte continuano a pesare sui lavoratori e sulle prospettive produttive.
Nel testo diffuso dal Movimento 5 Stelle si sottolinea come la conferma del nuovo modello Alfa Romeo rappresenti “una buona notizia, se e quando si tradurrà in produzione reale”, ma viene anche evidenziato che l’indotto non può attendere il 2030. Le richieste riguardano in particolare le situazioni di PMC, Brose e Tiberina, aziende coinvolte da mesi in una fase di forte incertezza. “Le promesse non bastano a chi presidia i cancelli da oltre duecento giorni”, dichiarano le consigliere regionali Alessia Araneo e Viviana Verri insieme al deputato Lomuti, chiedendo interventi immediati per accompagnare la transizione industriale dell’area.
Il piano FaSTLAne 2030 e il futuro dello stabilimento di Melfi
La presentazione del piano strategico “FaSTLAne 2030” ha riportato attenzione sugli asset produttivi italiani del gruppo Stellantis e sul ruolo dello stabilimento di Melfi. L’annuncio del quinto modello assegnato al sito lucano viene considerato un segnale positivo in una fase di trasformazione dell’industria automobilistica, segnata dall’elettrificazione e dalla riorganizzazione produttiva. Nel comunicato, tuttavia, si sottolinea che gli annunci industriali devono tradursi in effetti concreti per il territorio e per le aziende collegate alla filiera automotive, che continuano a vivere una fase di difficoltà.
La discussione si inserisce in un contesto più ampio che riguarda le strategie del gruppo guidato da Antonio Filosa. Durante la presentazione del piano, l’amministratore delegato ha illustrato la visione di Stellantis per i prossimi cinque anni, affrontando temi legati all’elettrificazione, alle partnership cinesi e alla riorganizzazione industriale. In questo quadro è arrivata anche una dichiarazione sul futuro di Fiat e Lancia, che secondo Filosa torneranno a collaborare “come ai tempi d’oro della Lancia”. Un passaggio che ha attirato attenzione in un momento in cui il posizionamento dei marchi del gruppo viene osservato con particolare attenzione.
Maserati accelera sulla strategia digitale e sui nuovi modelli
All’interno della strategia delineata da Stellantis trova spazio anche il rilancio di Maserati, con nuovi obiettivi legati alla trasformazione tecnologica e digitale del marchio. Durante l’Investor Day 2026 il gruppo ha indicato una strategia orientata alla riduzione dei tempi di sviluppo e all’aumento della capacità di calcolo attraverso la piattaforma STLA Brain. Secondo quanto illustrato, l’obiettivo è dimezzare i tempi di sviluppo e ridurre i costi di simulazione, preparando il terreno per le future generazioni di Quattroporte e Levante previste entro il 2030.
Il quadro che emerge dalle comunicazioni di Stellantis combina quindi annunci industriali, rilancio dei marchi storici e ridefinizione della produzione nei prossimi anni. A Melfi, però, il confronto resta concentrato sulle conseguenze immediate della transizione industriale e sulle richieste di tutele per l’indotto. Le aziende coinvolte nelle vertenze e i lavoratori che da mesi presidiano i cancelli chiedono tempi rapidi e misure concrete, mentre il nuovo piano del gruppo continua ad alimentare aspettative sul futuro dello stabilimento lucano e dell’intera filiera automotive collegata.




