Controlli fiscali, la grande impallinatura dell’Agenzia delle Entrate parte dai punteggi Isa
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Redazione Economia
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A partire dalle prossime settimane, chi gestisce una partita Iva dovrà fare i conti con una realtà destinata a cambiare le carte in tavola: l’Agenzia delle Entrate, forte del provvedimento 123160/2026 emanato lo scorso 22 aprile, ha messo a punto un sistema di controlli che non lascia spazio al caso. L’obiettivo dichiarato – se così si può chiamare, trattandosi di una procedura standardizzata – è quello di smettere di “pescare a strascico” per concentrare le risorse umane e tecniche su chi rappresenta un rischio concreto per l’erario. Il criterio di selezione, lungi dall’essere lasciato all’intuito dei funzionari, si basa su un meccanismo matematico ormai ben rodato: gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (Isa). In pratica, la prima scrematura avviene in automatico; viene analizzata la dichiarazione dei redditi 2026 (riferita al periodo d’imposta 2025) e, sulla base degli Isa aggiornati con il Decreto Ministeriale del 31 marzo, ogni contribuente riceve un punteggio. Il punto di non ritorno, la linea rossa che trasforma un semplice contribuente in un “soggetto a rischio”, è fissata a quota 6.
Quando il premio si trasforma in una tagliola
C’è un dettaglio, spesso sottovalutato da chi si occupa di cronaca economica, che rende questa tornata di accertamenti particolarmente insidiosa. Il sistema degli Isa non è stato concepito solo per punire, ma anche – e forse soprattutto – per premiare. Il legislatore aveva pensato a un percorso virtuoso: chi dichiara correttamente, con punteggi alti (sopra l’8 o il 9), ottiene benefici sostanziosi, come l’esonero dal visto di conformità per le compensazioni o la riduzione dei termini di accertamento. Tuttavia, è proprio l’altra faccia della medaglia a interessare gli uffici delle Entrate in questa fase. Un punteggio pari o inferiore a 6 – o la mancata adesione al Concordato preventivo biennale – equivale a un semaforo rosso che si accende nel database del Fisco. Da quel momento, l’amministrazione ha la facoltà (e l’istruzione) di procedere con verifiche mirate. I tecnici parlano di “analisi del rischio di evasione”, ma nella pratica si tratta di un confronto serrato tra quanto versato dal contribuente e quanto risulta dalle fatture elettroniche o dalle movimentazioni bancarie.
Quadro F e territorialità: i due fantasmi della dichiarazione
La procedura, per quanto automatizzata, non è esente da criticità tecniche che rischiano di penalizzare anche chi è in buona fede. Il primo ostacolo è rappresentato dalla compilazione del quadro F dei modelli Isa, quello che contiene i dati contabili. In questo caso la buona notizia è relativa alla stabilità delle regole, visto che le istruzioni per la compilazione non hanno subìto modifiche sostanziali rispetto all’anno precedente; la cattiva notizia è che ogni errore in quella sezione – anche un semplice disallineamento numerico – si ripercuote sul calcolo del punteggio finale. A complicare ulteriormente il quadro, poi, c’è la variabile territoriale. L’aggiornamento 2026 degli Isa, che conta ben 85 indici ripartiti tra manifattura, servizi, commercio e professioni (con un raccordo obbligatorio alla nuova classificazione Ateco 2025), cerca di correggere il tiro in base al contesto economico locale. Un ristoratore che opera in una zona depressa non può essere giudicato con gli stessi parametri di un collega che lavora in una via ad alta densità commerciale di Milano. Nella teoria è una correzione di giustizia, nella pratica aggiunge un ulteriore livello di complessità a un sistema che di umano ha ormai ben poco.
Le compensazioni e l’incrocio dei carichi esattoriali
C’è un ultimo, fondamentale aspetto che riguarda la gestione della liquidità quotidiana per imprese e professionisti: l’utilizzo dei crediti fiscali in compensazione. La regola della mancata apposizione del visto di conformità – il famoso “regime premiale” – ha un limite netto fissato a 5.000 euro annui. Oltre quella soglia, e fino ai massimali previsti per i punteggi più alti (70.000 euro per l’Iva o 50.000 per le dirette), il contribuente ha bisogno del benestare del professionista. Ma attenzione: i software delle Entrate non si limitano a guardare il punteggio Isa. Incrociano i dati con le “rigide regole sui canali telematici, le tempistiche di invio e i blocchi in presenza di carichi esattoriali” di cui si parla nei documenti di prassi. In soldoni, se il sistema rileva una cartella non pagata o un mancato invio dei corrispettivi telematici, il meccanismo delle compensazioni si inceppa. E se si è già nella fascia di rischio con Isa sotto il 6, quell’inceppo diventa la prova del nove per giustificare un accesso ispettivo. Non si tratta di una caccia alle streghe, ma di un algoritmo che ha già deciso chi controllare, prima ancora che la raccomandata del professionista arrivi a casa del contribuente.




