‘The Boys of Dungeon Lane’: Paul McCartney torna alle radici di Liverpool nel nuovo album solista

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il 'Baronetto' è tornato, e lo fa con un’operazione che nella sua essenza si rivela essere la più intima mai tentata in carriera. Paul McCartney ha annunciato ufficialmente il diciottesimo album solista, “The Boys of Dungeon Lane”, in uscita il 29 maggio, anticipato dal singolo “Days We Left Behind” già disponibile sulle piattaforme digitali. Si tratta del primo lavoro a distanza di cinque anni dall’esperimento lo-fi di “McCartney III” -2, e rappresenta un cambio di rotta netto verso la memoria: non più solo narrazioni fantastiche o personaggi immaginari, ma lo sguardo fisso sugli anni della formazione, quelli vissuti nella Liverpool del Dopoguerra, prima che il destino lo trasformasse in una delle firme decisive del Novecento.

La scoperta di un accordo e una genesi lunga cinque anni

La nascita di questo disco è legata a doppio filo con il produttore Andrew Watt, figura centrale nel rock contemporaneo (già al lavoro con Rolling Stones e Ozzy Osbourne), e a un episodio quasi casuale risalente a circa cinque anni fa. Durante un incontro informale, probabilmente davanti a una tazza di tè, McCartney si è ritrovato tra le mani una sequenza di accordi che lui stesso non riusciva a riconoscere: una scoperta sorprendente, se si considera il bagaglio tecnico dell’autore, che ha dato il via a un processo creativo privo di pressioni discografiche o scadenze. Da quella scintilla è nata “As You Lie There”, brano d’apertura del disco in cui l’artista torna a suonare la maggior parte degli strumenti, riallacciandosi idealmente allo spirito del suo esordio solista del 1970. Le sessioni di registrazione si sono protratte in questo arco di tempo, alternando studi tra Los Angeles e il Sussex, adattandosi ai ritmi delle tournée mondiali dell’artista senza fretta.

L’intimità di “Days We Left Behind” e il valore simbolico del Titolo

Il singolo “Days We Left Behind” funge da apripista per un’opera che McCartney ha definito “molto legata alla memoria”. Il titolo stesso, “The Boys of Dungeon Lane”, è un verso estratto proprio da questo brano, e fa riferimento a un luogo reale: Dungeon Lane, una strada vicino a Forthlin Road, nel quartiere operaio di Speke, dove la famiglia McCartney abitò tra gli anni ’40 e ’50, prima al 72 di Western Avenue e poi al 12 di Ardwick Road, fino al trasloco definitivo nel 1955. Nei giorni precedenti l’annuncio ufficiale, alcuni manifesti con la targa di Dungeon Lane erano comparsi a Liverpool senza menzionare il nome del musicista, e fu il fratello Mike a rivelare che dietro l’opera vi era il figlio Josh, collegando l’enigmatico messaggio al nuovo progetto discografico.

Il racconto di una Liverpool operaia prima della Beatlemania

Con un tono che mescola la nostalgia a una lucidità disarmante, McCartney ha spiegato il significato profondo del lavoro, soffermandosi sul contrasto tra la povertà materiale e la ricchezza umana di quegli anni. “Non avevamo quasi nulla ma non importava, perché tutte le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non avere molto”, ha dichiarato, descrivendo la vita in quella Liverpool operaia dove tutto ebbe inizio. Nel brano, e più in generale nell’album, si affacciano i ricordi delle prime scorribande musicali con John Lennon e George Harrison, i pomeriggi passati a suonare prima che la Beatlemania travolgesse ogni cosa. Pur essendo prevalentemente un’operazione introspettiva, il disco non si limita al flashback: accanto a queste rivisitazioni biografiche, trovano spazio anche nuove canzoni d’amore e brani più ritmati, dove affiorano il rock alla Wings e le armonie tipiche del suo stile più riconoscibile, mantenendo viva la dualità tra l’artista contemporaneo e l’uomo che torna con la memoria nei luoghi dove tutto è cominciato.

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