Lo spread Btp-Bund oscilla a 79 punti in avvio delle aste di aprile, mentre la tregua Iran-Usa si incaglia sul Libano
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Redazione Economia
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L’avvio delle aste dei titoli di Stato per il mese di aprile, che oggi prevedono il collocamento dei Bot per poi proseguire domani con i Btp a medio e lungo termine, si svolge in un clima di rinnovata incertezza: lo spread tra Btp e Bund, il differenziale che misura il rischio percepito sul debito italiano, è infatti risalito marginalmente a 79 punti base nella giornata del 9 aprile, dopo il crollo registrato soltanto 24 ore prima. Quel crollo, va ricordato, era stato alimentato dall’annuncio di una tregua tra Stati Uniti e Iran, accompagnato dalla riapertura – seppur temporanea – dello stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il traffico petrolifero mondiale. Ma la tregua, già fragile, ha subito un colpo quasi immediato: i bombardamenti israeliani in Libano hanno di fatto richiuso il passaggio, riaccendendo le tensioni geopolitiche che i mercati avevano appena iniziato a metabolizzare.
Le Borse europee avevano brindato al cessate il fuoco, ma ora lo spread sale a 79 punti
Mercoledì 8 aprile le Borse europee avevano festeggiato con entusiasmo la de-escalation tra Washington e Teheran, ritrovando in poche ore una fiducia che nelle settimane precedenti sembrava irrimediabilmente evaporata. Francoforte aveva chiuso con un balzo del 5,06%, Parigi del 4,49% e Londra del 2,51%; Milano, dal canto suo, aveva segnato un solido +3,7%. E lo spread, in quella stessa seduta, era sceso fino a 77 punti base, dopo essere rimasto vicino a 90 per quasi tutta la durata del conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, la riapertura dello stretto di Hormuz – che aveva alimentato l’ottimismo – è stata messa in discussione dalle incursioni israeliane in Libano, e il differenziale è tornato a salire: da 77 a 79 punti in apertura del 9 aprile, un movimento lieve ma significativo, perché intercetta la fragilità di un equilibrio diplomatico ancora tutto da verificare.
Oro e metalli preziosi raccontano la corsa degli investitori tra rifugio e rischio
La volatilità non ha risparmiato le materie prime, anzi: l’oro, tradizionale bene rifugio, è salito fino a 4.835 dollari l’oncia, mentre l’argento ha guadagnato il 7,8% e il platino oltre il 4%. Movimenti di questa portata raccontano meglio di qualsiasi analisi la rapidità con cui gli investitori stanno riposizionando i portafogli, oscillando tra la necessità di protezione (l’oro) e la voglia di tornare verso asset più rischiosi (le azioni europee, che pure hanno recuperato). Una danza che si riflette anche sul mercato obbligazionario italiano: la tregua di due settimane siglata tra Usa e Iran, che prospettava l’imminente riapertura al traffico navale dello Stretto di Hormuz, aveva rilanciato l’appeal dei Btp a medio-lunga scadenza, cioè di quel tratto della curva particolarmente colpito dalle tensioni geopolitiche degli ultimi mesi. Ma con lo stretto di nuovo chiuso, e con i bombardamenti in Libano che rischiano di allargare il conflitto, quel rilancio appare ora sospeso.
Le aste di aprile partono dai Bot in un contesto di spread ballerino
Proprio mentre lo spread tornava a salire, il Tesoro ha avviato le prime aste dei titoli di Stato di aprile, cominciando dai Bot. Domani toccherà ai Btp a medio e lungo termine, e l’esito di queste emissioni sarà osservato con attenzione: i rendimenti, nel frattempo, si attestano intorno al 3,76%, un livello che inra ancora il premio per il rischio geopolitico. La notizia della trattativa avanzata per il cessate il fuoco – arrivata appena prima delle aste – aveva tranquillizzato i mercati obbligazionari, ma la successiva escalation in Libano ha rimesso in moto l’incertezza. Lo spread, insomma, non è più sceso sotto i 77 punti, e il tentativo di stabilizzazione si è interrotto proprio sulla soglia dei 79.




