Leonardo Maria Del Vecchio arruola Citigroup per il riassetto di Delfin
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Redazione Economia
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La complessa architettura societaria che ruota attorno all’impero di Leonardo Del Vecchio, il fondatore di Luxottica scomparso nel 2022, sta per vivere una svolta significativa, e a muovere le pedine su questa scacchiera fatta di miliardi e partecipazioni incrociate è il figlio quartogenito, Leonardo Maria. Il giovane imprenditore, classe 1995 e alla guida del proprio family office Lmdv Capital, ha deciso di avvalersi della consulenza di un colosso finanziario globale per portare a termine l’operazione che lo vedrebbe diventare l’azionista di riferimento di Delfin, la cassaforte lussemburghese che detiene il controllo di EssilorLuxottica e importanti pacchetti azionari in Generali, Mps e UniCredit. Stando a quanto anticipato dall’edizione odierna de Il Sole 24 Ore e confermato da altre fonti, Citigroup è stata arruolata nel ruolo di advisor e banca capofila per il financing, una scelta che da sola certifica la portata colossale dell’operazione e la necessità di strutturare un’impalcatura finanziaria solida e credibile agli occhi del mercato.
La posta in gioco è altissima, e la complessità della vicenda è direttamente proporzionale al valore dell’eredità lasciata dal patriarca. Delfin, lo ricordiamo, presenta un Net Asset Value (Nav) che oscilla intorno ai 46 miliardi di euro, una cifra che tiene conto delle fluttuazioni di Borsa delle sue partecipazioni; tra queste, spiccano il 32,2% di EssilorLuxottica, il 10% di Generali, il 17,5% di Monte dei Paschi di Siena, il 2,7% di UniCredit e una quota rilevante in Covivio. Al momento, il capitale della holding è suddiviso in otto parti uguali, ciascuna del 12,5%, distribuite tra gli otto eredi: i figli Claudio, Paola, Marisa, Leonardo Maria, Luca e Clemente, la vedova Nicoletta Zampillo e Rocco Basilico, figlio di quest'ultima nato da una precedente relazione. Ciò significa che ogni singola quota, sulla base dei valori correnti, ha un prezzo che si aggira intorno ai 5,6-5,7 miliardi di euro, e l’obiettivo dichiarato di Leonardo Maria è quello di rilevare le quote di due di loro, Paola e Luca, per portare la propria partecipazione dal 12,5% al 37,5%, diventando così il socio di maggioranza relativa.
La trattativa sul prezzo e il nodo del finanziamento
Il cuore della trattativa, in queste settimane, ruota attorno alla determinazione del prezzo. Non si tratta di un dettaglio da poco, perché se il valore teorico di ogni quota si attesta sui 5,6 miliardi, la somma delle due (il 25% di Delfin) supera gli 11 miliardi di euro. Una cifra enorme, che richiede un’architettura finanziaria complessa. Fonti vicine al dossier rivelano che la negoziazione è in corso e che i due fratelli venditori avrebbero inizialmente chiesto una valutazione superiore, vicina ai 13 miliardi complessivi, basandosi su stime patrimoniali antecedenti ai recenti cali dei listini. Dall’altra parte, Leonardo Maria e i suoi advisor, tra cui spicca ora Citigroup, stanno lavorando per definire i contorni di un’operazione che dovrebbe essere strutturata come un leveraged buyout, ovvero un'acquisizione finanziata tramite debito che verrebbe poi ripagato con i flussi di cassa futuri della holding stessa. Del resto, lo stesso imprenditore aveva anticipato in un’intervista al Financial Times che Delfin dispone di riserve distribuibili come dividendo straordinario per oltre 7 miliardi di euro, una liquidità potenziale che potrebbe essere impiegata per sostenere il rimborso del debito contratto per l’operazione.
Non va dimenticato, poi, che lo statuto di Delfin prevede un complesso meccanismo di prelazione, che Leonardo Maria ha esercitato per sbloccare una situazione rimasta paralizzata per quasi quattro anni. In precedenza, Paola e Luca Del Vecchio avevano chiesto di trasferire le loro quote in una società separata, rendendole di fatto negoziabili, ma la mancanza delle necessarie autorizzazioni aveva portato la vicenda dinanzi a un giudice in Lussemburgo, chiamato a dirimere la questione e a determinare un eventuale valore di riferimento per il trasferimento. La mossa del fratello Leonardo Maria, che ha proposto di acquistare direttamente quelle quote esercitando il diritto di prelazione, ha di fatto riaperto il dialogo e accelerato i tempi, cercando di ricomporre la frattura familiare e dare stabilità alla governance del gruppo.
Il valore delle quote e la posizione degli eredi
Sullo sfondo di questa operazione, che ridisegnerebbe gli equilibri di potere all'interno di una delle famiglie più influenti del capitalismo italiano, c’è il complesso albero genealogico degli eredi e il peso specifico di ciascuno. Leonardo Maria, non a caso, è stato indicato dalla recente classifica di Forbes tra i miliardari italiani, con un patrimonio personale stimato in circa 7 miliardi di dollari, una cifra che lo colloca davanti agli altri fratelli e alla stessa madre Nicoletta Zampillo, pur derivando in larga parte proprio dalla quota in Delfin. La sua ascesa, però, non è solo anagrafica o patrimoniale: è l’unico dei figli ad avere un ruolo operativo di rilievo, essendo chief strategy officer di EssilorLuxottica, e attraverso Lmdv Capital ha già messo in campo diverse iniziative imprenditoriali. Questo attivismo, unito alla volontà dichiarata di chiudere le pendenze ereditarie e di allinearsi alla visione del padre, rappresentata dall’amministratore delegato Francesco Milleri, gli ha permesso di giocare un ruolo da protagonista in questa delicata fase di riassetto.
Parallelamente, si muovono anche gli altri eredi. Se Paola e Luca sono i due soci con cui si sta negoziando la cessione, non va dimenticata la posizione della sorella Marisa, che in passato aveva manifestato l’intenzione di valutare l’esercizio del diritto di riscatto sulle stesse quote, creando un ulteriore elemento di complessità. E poi c’è la vicenda legata alla madre, Nicoletta Zampillo, e al trasferimento di parte della sua quota al figlio Rocco Basilico, un passaggio contestato da Leonardo Maria che ha dichiarato di voler semplicemente che "le cose siano giuste" secondo le volontà paterne. Ogni quota, oggi, vale oltre 5,5 miliardi, e il valore complessivo delle attività in mano a Delfin, nonostante le oscillazioni dei mercati, continua a rappresentare un pilastro portante del sistema industriale e finanziario italiano, con ricadute che vanno ben oltre la mera gestione del patrimonio familiare.
Il ruolo di Citigroup nell'operazione di concentrazione azionaria
L’ingresso di Citigroup nell’operazione non è un dettaglio secondario, ma rappresenta il segnale che la fase delle manifestazioni di intenti è finita e che si sta entrando nel vivo della strutturazione finanziaria. La banca americana, con la sua esperienza globale nelle grandi operazioni di M&A e nel leveraged finance, avrà il compito di coordinare il pool di istituti di credito necessari a sostenere l’esborso. Non si tratta solo di mettere insieme i numeri, ma di costruire un impianto contrattuale che regga alla prova dei patti parasociali, delle normative lussemburghesi e della sostenibilità del debito, considerando che il rimborso è legato ai dividendi futuri di una holding che, a sua volta, dipende dalle performance di colossi quotati come EssilorLuxottica. La scelta di Leonardo Maria di affidarsi a un player di questo livello dimostra la volontà di portare a casa il risultato con modalità ortodosse e trasparenti, professionalizzando al massimo un passaggio cruciale per il futuro del gruppo.
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