Il riassetto di Delfin, l’intesa da 10 miliardi tra Leonardo Maria Del Vecchio e i fratelli

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Quattro anni, il tempo necessario per trovare una quadra che sembrava destinata a logorarsi nei meandri delle aule giudiziarie e nei veti incrociati, si è infine materializzato in un accordo notturno. Leonardo Maria Del Vecchio, il quartogenito del fondatore, ha messo la sua firma in calce a un’intesa definitiva con i fratelli Luca e Paola, un atto che ridisegna in maniera sostanziale gli equilibri della cassaforte di famiglia, Delfin. Secondo quanto ricostruito, l’operazione – che muove su due binari paralleli – prevede il trasferimento delle rispettive quote dei due fratelli, ciascuna pari al 12,5% del capitale, per un controvalore complessivo che sfiora i 10 miliardi di euro. Questo meccanismo, una volta portato a compimento, proietterà Leonardo Maria al ruolo di primo socio della holding lussemburghese, scalando la classifica interna fino a detenere il 37,5% del capitale, circondato da una platea di azionisti che, di fatto, si assottiglia e si ricompatta.

Le mosse parallele sul tavolo e il ruolo di Francesco Milleri

Non si tratta soltanto di una redistribuzione delle fette della torta finanziaria. L’intesa siglata ieri sera coinvolge anche il capitolo più spinoso, quello legato alla chiusura definitiva della successione del patriarca, scomparso ormai quasi quattro anni fa. Luca e Paola, che avevano accettato l’eredità con beneficio di inventario, si sono impegnati a dare pieno seguito alle disposizioni testamentarie, un passo che potrebbe sbloccare i nodi fiscali e legali ancora in sospeso. In questo scacchiere, la figura di Francesco Milleri – che siede alla presidenza sia di Delfin che del colosso EssilorLuxottica – si muove con la distaccata precisione di un arbitro, più che di un giocatore; lui, che durante l’assemblea parigina ha rotto il francese per parlare in italiano, si è limitato a commentare: «Semplificare è sempre una cosa buona». Un’affermazione, la sua, che calza a pennello per descrivere la riduzione del numero dei soci, un passaggio che gli stessi istituti di credito – Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole – stavano osservando con attenzione prima di erogare le linee di finanziamento necessarie a Leonardo Maria per sostenere l’esborso.

L’accelerazione sui dividendi e la governance blindata

A rendere concretamente percorribile questa strada, tra l’altro, è stato il voto dell’assemblea dei soci di Delfin che ha spazzato via un vecchio tabù: il tetto del 10% sulla distribuzione degli utili. La nuova politica, che per il triennio 2025-2027 alza il sipario fino all’80% dei dividendi, rappresenta un volano fondamentale per Leonardo Maria, il quale potrà utilizzare quei flussi di ceda - provenienti principalmente dalla partecipazione in Essilux - per iniziare a servire il maxi-debito contratto. Nonostante l’ascesa del figlio di Nicoletta Zampillo al 37,5%, va sottolineato come la governance di Delfin rimanga blindata: la regola dell’unanimità per le decisioni strategiche, voluta dal fondatore per proteggere le sue creature da eventuali passi falsi degli eredi, continua a garantire un margine d’azione notevole a Milleri, rendendo di fatto Leonardo Maria un primus inter pares, ma certo non un padrone assoluto.

Una tregua armata nel segno della continuità

L’intesa, che per prassi dovrebbe trovare il suo closing definitivo entro la fine di giugno – idealmente entro il quarto anniversario della scomparsa di Leonardo Del Vecchio – non cancella però le asprezze del recente passato. A testimoniarlo sono i due voti contrari emersi durante l’assemblea: quello di Claudio Del Vecchio e quello di Rocco Basilico, quest’ultimo tra l’altro unico a opporsi anche alla modifica dei dividendi. Se Paola e Luca escono di scena (almeno per quanto riguarda la compagine azionaria diretta, incassando una liquidità da oltre 10 miliardi), restano quindi sul campo altri soggetti non allineati, pronti a far valere le proprie ragioni. Resta inteso che l’operazione rappresenta il tentativo più serio, da quattro anni a questa parte, di archiviare la fase dei ricorsi e dei documenti legali incrociati, riportando la dinastia dell’occhialeria a una gestione più lineare del potere, anche se gli equilibri interni restano affidati alla fragile, quanto solida, volontà di mantenere l’unità dell’impero.

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