Israele mantiene i valichi chiusi, gli aiuti per l'inverno a Gaza non entrano
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Redazione Esteri
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Nonostante le trattative per una tregua, i principali valichi di frontiera che conducono a Gaza rimangono sigillati dal controllo israeliano, il quale impedisce l'ingresso di quel materiale, essenziale per affrontare l'inverno imminente, che comprenderebbe milioni di kit termici, tende, coperte e beni di prima necessità. Il freddo e le piogge, che stanno per abbattersi sulla Striscia, trovano gran parte della popolazione palestinese, calcolata in circa duecentosessantamila famiglie, priva di un riparo sicuro e di protezioni adeguate contro gli elementi; una situazione, questa, che si aggrava progressivamente mentre gli aiuti rimangono bloccati in Egitto, in Israele e in Giordania. Nove agenzie umanitarie internazionali, alle quali sono state negate ventitré richieste di accesso per quasi quattromila bancali, descrivono gli approvvigionamenti che riescono a filtrare come del tutto "limitati", sottolineando come sia necessario un flusso molto più consistente per scongiurare una catastrofe.
Le dichiarazioni internazionali e lo scenario regionale
In un contesto internazionale in evoluzione, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che una forza per la stabilizzazione sarà dispiegata a Gaza "molto presto", senza peraltro specificare ulteriori dettagli operativi. Ha inoltre reso noto l'adesione del Kazakistan agli Accordi di Abramo, quei patti di normalizzazione tra Israele e paesi a maggioranza musulmana, e ha riferito di una richiesta formale avanzata dall'Iran per la rimozione delle sanzioni statunitensi. Parallelamente, l'esercito israeliano ha comunicato di aver "completato una serie di attacchi" nel Libano meridionale, colpendo quelle che ha definito infrastrutture terroristiche e depositi di armi appartenenti alla Forza Radwan.
La crisi umanitaria e l'allarme per l'infanzia
La prolungata chiusura dei valichi, compreso quello fondamentale di Rafah al confine con l'Egitto, ha di fatto creato una carestia di proporzioni immense, bloccando non solo i beni necessari a ripararsi dal clima ma anche quelli alimentari. L'UNICEF ha lanciato un allarme particolarmente grave, confermando che oltre un milione di bambini nella Striscia di Gaza continuano a patire una severa carenza di acqua e cibo, con migliaia di loro che ogni sera vanno a dormire affamati. Tess Ingram, portavoce dell'agenzia delle Nazioni Unite, ha affermato che sebbene il cessate il fuoco in essere rappresenti una "buona notizia", esso non basta da solo a porre fine alla fame né a garantire l'accesso universale all'acqua potabile per le famiglie, delle quali molte hanno visto distrutte le proprie abitazioni.
Il paradosso del cessate il fuoco e la realtà degli aiuti
Il cessate il fuoco, giunto ormai alla sua terza settimana, ha sì permesso l'ingresso di una frazione degli aiuti umanitari concordati, ma si tratta di una quantità che i residenti e le organizzazioni sul campo giudicano del tutto inadeguata rispetto ai bisogni reali della popolazione. Dopo un periodo di conflitto estremamente duro, che ha lasciato il territorio devastato, la quantità di rifugi e di cibo che sta arrivando è considerata simbolica, una goccia in un oceano di necessità, e si continua a chiedere con insistenza a Israele di facilitare un passaggio maggiore e più regolare attraverso i suoi checkpoint. La situazione rimane, dunque, di una precarietà assoluta, con la minaccia dell'inverno che incombe su una società già stremata.




