Da Manchester a Downing Street, il 'Re del Nord' apre il governo alle periferie
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Redazione Esteri
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La "Downing Street bis" non è affatto un vezzo o una semplice operazione di facciata, bensì la prima, concreta, dichiarazione d'intenti del nuovo corso politico britannico. Andy Burnham, il neo premier laburista che ha giurato da pochi giorni, ha mantenuto la promessa fatta in campagna elettorale, inaugurando una seconda sede governativa a Manchester, la città che lo ha consacrato come "Re del Nord" per quasi un decennio, come riportato da numerose testate internazionali. L'apertura di questo ufficio, già ribattezzato "No.
10 North", rappresenta molto più di un gesto simbolico, incarnando la filosofia politica che Burnham stesso ha definito "Manchesterismo" e che intende esportare su scala nazionale.
Lo sdoppiamento di Londra
Nel pomeriggio di venerdì, neanche una settimana dopo il suo insediamento ufficiale a Londra, l'ex sindaco di Manchester è tornato nella sua città per porre la prima pietra del suo progetto di decentramento. La nuova sede, un edificio squadrato in mattoni rossi di quattro piani nel centro di Manchester, si candida a diventare il contraltare del celebre numero 10 di Downing Street.
Non è un caso che la scelta sia caduta su Manchester: è qui che Burnham ha costruito la sua popolarità e ha sperimentato quel modello di governance locale che ora intende replicare in tutto il Regno Unito, un'agenda pragmatica fondata su investimenti mirati sul territorio e una decisa lotta alle privatizzazioni.
L'inaugurazione, che avviene a distanza di pochi giorni dalla sua elezione a primo ministro, è un atto politico di forte impatto, con il quale intende segnare una netta discontinuità con il centralismo che, a suo dire, ha caratterizzato gli ultimi quarant'anni di politica inglese.
L'architettura del nuovo potere
La "Downing Street North" non sarà un ufficio di rappresentanza, ma un vero e proprio polo decisionale. A regime, si stima che entro la fine del 2027 vi lavoreranno circa trecento dipendenti e funzionari governativi, molti dei quali trasferiti proprio da Londra. La struttura operativa prevede una presenza settimanale dello stesso premier, il quale intende presiedere le riunioni nella sede mancettiana con cadenza regolare. Ma il cuore pulsante del progetto è rappresentato dalla presenza fissa di tre ministre di alto rango che avranno qui il loro quartier generale.
Si tratta di Louise Haigh, neocancelliera del Ducato di Lancaster e di fatto vicepremier, responsabile del dossier sul decentramento; Lucy Powell, titolare dell'Istruzione; e Angela Rayner, che guiderà il dicastero dell'Edilizia e delle Politiche Abitative, un settore strategico per le politiche pubbliche di Burnham. Una scelta che conferma come il "No. 10 North" sia concepito per gestire dossier chiave come il lavoro, le infrastrutture e l'energia, sottraendo competenze al governo centrale di Whitehall.
Le radici del "Manchesterismo"
Il soprannome "Re del Nord", che Burnham porta con orgoglio, non gli è stato attribuito per caso. Ripercorrendo la sua biografia politica, emerge chiaramente come la sua ascesa sia stata costruita su battaglie contro il centralismo londinese, in particolare durante la sua carica di sindaco della Greater Manchester. Fu proprio in quel periodo che si scontrò con l'allora premier Boris Johnson, accusandolo di utilizzare il Nord come un "laboratorio sacrificabile" durante le restrizioni per il Covid.
La sua carriera politica è un unicum nel panorama britannico: dopo aver lasciato il parlamento nel 2017 per diventare sindaco, vi è tornato con una vittoria schiacciante alle elezioni suppletive di Makerfield il 18 giugno, per poi ottenere la nomination alla leadership del partito con il sostegno di ben 379 deputati laburisti su 403.
Questo percorso atipico, che lo ha visto passare dall'opposizione parlamentare a un governo regionale per poi tornare al centro della politica nazionale, ha forgiato la sua visione, spingendolo a sostenere che le amministrazioni locali siano meglio posizionate per identificare le esigenze delle proprie economie rispetto a un governo centrale spesso distante.
La sfida della crescita
L'ambizione di Burnham, che ha definito questo momento come "il giorno più bello della sua vita", è quella di riequilibrare il potere e le risorse in tutto il paese, ponendo fine a decenni di accentramento. Il modello che intende esportare si basa sulla rete dei trasporti pubblici di Greater Manchester, la cosiddetta Bee Network, considerata l'esempio più compiuto del suo approccio: un sistema in cui il governo locale determina percorsi, tariffe e standard, mentre le aziende private gestiscono i servizi.
Per il premier, si tratta di una dimostrazione che lo Stato può fissare gli obiettivi e le direttrici di marcia, lasciando poi agli enti locali il compito di implementare le scelte sul campo. Tuttavia, la strada è irta di ostacoli. L'economia britannica, con un debito pubblico salito dal 37% del PIL nel 2005 al 95% nel 2025, e una crescita dei salari reali prevista allo 0,3% annuo, potrebbe non lasciare molto spazio di manovra per le ambiziose politiche di decentralizzazione.
L'Institute for Government, un influente think tank inglese, ha già messo in guardia, sottolineando come la gestione di un governo locale non possa preparare appieno nessuno alle pressioni e alle complessità della scena nazionale.
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