La "Downing Street bis" di Burnham: a Manchester il primo passo del suo governo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non è ordinario decentramento, non è localismo, né tantomeno una goffa impuntatura autonomista, di quelle che in altre latitudini hanno spesso il sapore di una boutade politica destinata a spegnersi nel giro di pochi mesi. Quella che il nuovo premier britannico Andy Burnham ha inaugurato venerdì a Manchester è piuttosto una sorta di sdoppiamento di Downing Street, un esperimento politico-amministrativo che prova a mantenere lo Stato uno e indivisibile ma aprendo un secondo polo decisionale a oltre trecento chilometri dalla capitale.

L’idea, per quanto audace, è quella di restituire ossigeno a quelle aree del Paese che da decenni subiscono un processo di centrifugazione di risorse e potere verso il centro, come del resto lo stesso Burnham ha ribadito nel giorno dell'inaugurazione, definendola "la più grande riallocazione del potere che il nostro Paese abbia mai visto".

Heron House, il nuovo centro del potere

La sede prescelta per questa operazione è Heron House, un edificio squadrato in mattoni rossi che si affaccia sul centro di Manchester, una struttura che fino a pochi giorni fa gli abitanti della città associavano più ai cocktail del bistrot "Slug & Lettuce" che alle riunioni di gabinetto. Ora, invece, è probabile che gli ombrelloni e i tavolini lascino il posto agli agenti armati del "Padp", il Parliamentary and Diplomatic Protection, incaricati di garantire la sicurezza di un edificio che a tutti gli effetti diventa una succursale del governo britannico.

Al suo interno troveranno spazio, a regime, circa trecento funzionari, in parte trasferiti da Londra, che lavoreranno fianco a fianco con i ministri per garantire continuità operativa tra le due sedi.

Il "Re del Nord" tiene fede al suo soprannome

Andy Burnham, che ha assunto l'incarico di primo ministro lunedì 20 luglio dopo essere stato ricevuto da re Carlo III, ha così mantenuto fede al suo soprannome di "Re del Nord", guadagnato sul campo durante gli anni trascorsi come sindaco di Greater Manchester.

La sua ascesa, che lo ha portato a essere il settimo inquilino di Downing Street in dieci anni, è stata rapidissima: rientrato in Parlamento a giugno grazie a una vittoria schiacciante nel collegio di Makerfield, ha ottenuto il sostegno della stragrande maggioranza dei deputati laburisti, divenendo l'unico candidato alla successione di Keir Starmer, dimessosi dopo i pessimi risultati elettorali e un calo progressivo di consensi.

La scelta di aprire una sede a Manchester non è dunque un gesto simbolico, ma il primo atto concreto di un'agenda politica che lui stesso ha definito "Manchesterismo": un modello che punta a investire sulle economie locali, rafforzare i servizi pubblici e superare le logiche del neoliberismo, decentrando le decisioni che per troppo tempo sono state appannaggio esclusivo di Westminster.

Come funzionerà la "Downing Street North"

A regime, Burnham presidierà la sede di Manchester almeno una volta alla settimana, mentre tre ministre di alto rango lavoreranno da lì in via prioritaria: si tratta di Louise Haigh, che nel governo ricopre il ruolo di vicepremier de facto con delega al decentramento, di Lucy Powell, titolare dell'Istruzione, e di Angela Rayner, responsabile delle Politiche Abitative.

L'obiettivo dichiarato è quello di fare di questo hub il "centro nevralgico di una Gran Bretagna riconfigurata", un luogo dove i leader regionali e i dipartimenti ministeriali possano collaborare per superare gli intoppi burocratici e ottenere risultati tangibili per i cittadini. "Non si tratta di un nuovo ufficio – ha spiegato Burnham – ma di un modo diverso di governare il Regno Unito", un modo che dovrebbe restituire a ogni comunità la sensazione di essere ascoltata e di poter contare sulle stesse opportunità di chi vive nella capitale.

L'eredità politica e le sfide del governo Burnham

L'operazione Downing Street North, sebbene accolta con entusiasmo dai cittadini del Nord, solleva inevitabilmente interrogativi sulla sua effettiva portata e sulla capacità di incidere realmente sugli equilibri di un Paese storicamente centralizzato come il Regno Unito. Burnham, che nel suo primo discorso da premier ha evocato un "piano decennale" per cambiare la Gran Bretagna, ha ereditato un governo in difficoltà, con un'economia in affanno e servizi pubblici sotto pressione.

La sfida, come notano diversi osservatori, sarà quella di dimostrare che il "Manchesterismo" non è solo uno slogan di marketing, ma un modello economico sostenibile in grado di generare crescita in ogni regione, rispettando al contempo i vincoli di bilancio e facendo i conti con le complessità della politica internazionale, un terreno su cui il neo-premier ha finora mostrato meno dimestichezza rispetto a quella dimostrata in patria.

Il debutto ufficiale del suo governo, con l'apertura di questa seconda sede, rappresenta un primo passo audace; il futuro dirà se l'ambizioso progetto di riportare il potere "in ogni codice postale" riuscirà a trasformare radicalmente il volto del Paese o se, come è accaduto ad altri tentativi precedenti, si scontrerà con la forza centripeta di Londra.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.