Trump valuta un piano a tre con Russia e Cina sul nucleare, mentre a Pokrovsk infuria l’assedio
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di stare valutando un piano di denuclearizzazione che coinvolgerebbe, in una formula a tre, anche Cina e Russia. "Forse, vedremo se funzionerà", ha affermato durante un discorso all'American Business Forum di Miami, senza scendere in ulteriori dettagli operativi. Nel corso del suo intervento, Trump ha voluto sottolineare la potenza militare americana, seppur con un tono di disappunto. "Abbiamo riprogettato il nostro nucleare: siamo la potenza nucleare numero uno, cosa che odio ammettere, perché è orribile", ha specificato, tracciando una classifica che vede la Russia al secondo posto e la Cina, terza, in rapida ascesa. "Ci raggiungerà entro quattro o cinque anni", ha aggiunto, dipingendo uno scenario di crescente competizione strategica. Questo annuncio, per quanto vago, si inserisce in un contesto internazionale già teso, segnato da un botta e risposta tra Washington e Mosca proprio in materia di test atomici, che Trump vorrebbe condurre "su base paritaria" e ai quali Putin ha già minacciato di rispondere con ritorsioni.
Il teatro ucraino e l’assedio su Pokrovsk
Mentre la diplomazia nucleare sembra muovere i suoi primi, incerti passi, sul campo in Ucraina la situazione si fa sempre più critica. Le forze russe, infatti, stringono l’assedio sulla strategica città di Pokrovsk, nell’Ucraina orientale, dove i combattimenti, ormai in strada, infuriano senza sosta. Lo Stato Maggiore ucraino, dal canto suo, ha categoricamente smentito le affermazioni russe secondo cui le truppe di Kiev sarebbero state circondate nell’area. A pochi chilometri dal fronte, il presidente Volodymyr Zelenskyy ha visitato martedì il quartier generale dei suoi soldati, in un gesto di vicinanza che sottolinea l’importanza cruciale di quel settore del fronte. Parallelamente, i media locali hanno riportato notizie di un attacco russo sulla città di Kamianske, che avrebbe causato otto feriti e diversi incendi, aggiungendo un altro tassello di sofferenza a un conflitto che non accenna a placarsi.
Il braccio di ferro sulle armi atomiche
Le dichiarazioni di Trump sul possibile piano a tre e sulla supremazia nucleare americana segnano un’evoluzione significativa nel dialogo, o meglio nel braccio di ferro, con la Russia. Dopo una fase che alcuni avevano interpretato come un possibile disgelo, le relazioni bilaterali sono rapidamente precipitate in un’escalation di annunci contrapposti, che hanno riportato al centro della scena mondiale il tema degli armamenti atomici. L’intenzione statunitense di riprendere i test nucleari, seppur in condizioni di parità, e la risposta minacciosa del Cremlino rappresentano un pericoloso passo indietro nel già fragile quadro del controllo degli armamenti. Un contesto, questo, che rende l’accenno a un futuro negoziato trilaterale ancora più complesso e carico di incognite, poiché si sviluppa sullo sfondo di una competizione diretta e di un conflitto armato in Europa.
La complessità dello scenario geopolitico
L’annuncio del presidente americano, pertanto, non può essere disgiunto dalla realtà dei fatti che continuano a consumarsi in Ucraina. La situazione a Pokrovsk, con le forze ucraine sotto una pressione costante, dimostra come la posta in gioco sia altissima e come le dichiarazioni diplomatiche siano intrecciate inestricabilmente alle dinamiche militari. La volontà di Trump di esplorare una via negoziale con Mosca e Pechino, due potenze con interessi spesso divergenti da quelli americani, appare come una mossa ambiziosa ma di incerta fattibilità, soprattutto mentre la guerra prosegue e le accuse reciproche continuano. La partita sul nucleare, che coinvolge direttamente la sicurezza globale, si gioca così su un doppio binario: da un lato le parole, spesso volutamente vaghe, dei vertici politici, e dall’altro le azioni concrete e devastanti che continuano a segnare il territorio ucraino.




