Il nuovo ponte sull’Arno attira la folla, ma la sfida per la tramvia è tutta sul Da Verrazzano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è voluto quasi mezzo secolo, ma alla fine l’Arno ha un nuovo attraversamento. Ieri mattina, con una complessa operazione di rototraslazione che ha catturato l’attenzione di centinaia di fiorentini affacciati sul ponte Da Verrazzano e sugli argini del lungarno Colombo, è stato varato l’impalcato del nuovo ponte che collegherà Gavinana a Bellariva. Una struttura imponente, centoquaranta metri di acciaio e cemento posizionati su carrelli speciali e fatti scivolare verso la sponda opposta, destinata a diventare l’alternativa viabilistica necessaria per liberare il vecchio ponte e consegnarlo ai binari del tram. La sindaca Sara Funaro, presente alle operazioni, ha parlato di “giornata storica”, e in effetti l’ultima volta che se ne era costruito uno nuovo in città risale a quarantacinque anni fa, quando venne inaugurato il ponte di Varlungo.

L’opera, va detto, non è ancora completa. Quella posizionata ieri rappresenta circa due terzi del totale, e nei prossimi mesi verrà aggiunto un segmento finale di una ventina di metri – il cosiddetto “becco”, nelle parole di chi segue i lavori – che consentirà di agganciare definitivamente la struttura alla riva nord. Solo allora, dopo le saldature e i collaudi, si potrà parlare di ponte finito. L’apertura al traffico veicolare è prevista entro giugno, anche se fonti tecniche non escludono di anticipare la data a maggio, quantomeno per una corsia per senso di marcia, con la terza che verrà attivata successivamente per completare alcune lavorazioni di dettaglio e il rivestimento superiore.

Ma se per la nuova infrastruttura i tempi approno rispettabili, è sull’altro lato del fiume che si gioca la partita più delicata. Il cronoprogramma della linea tranviaria 3.2.1, quella che porterà i tram da piazza della Libertà a Bagno a Ripoli, impone infatti di ultimare tutti gli interventi entro il 2026, pena il rispetto dei vincoli del Pnrr. E il cuore del problema è proprio il ponte Da Verrazzano, che dovrà essere profondamente riconfigurato: i binari occuperanno la sede centrale, affiancati da due corsie per le auto e dai percorsi ciclopedonali. Un intervento complesso che, prima ancora di iniziare, richiede un consolidamento strutturale dell’impalcato esistente, risalente agli anni Settanta. Da mesi, del resto, sul ponte sono stati installati sensori per monitorare le condizioni della struttura, e dalla fine del 2025 il transito è interdetto ai mezzi pesanti superiori ai trentacinque quintali, compresi gli autobus, con conseguenti deviazioni per il trasporto pubblico locale.

Il nodo, a questo punto, è tutto nella cosiddetta “doppia sfida” che l’amministrazione comunale si trova ad affrontare. Da un lato, come detto, bisogna aprire il nuovo ponte per deviare il traffico; dall’altro, si deve intervenire sul Da Verrazzano in tempi stretti per non compromettere la tabella di marcia dell’intera linea. L’assessore alla mobilità Andrea Giorgio ha ringraziato le imprese per l’impegno – circa trecentocinquanta persone attualmente al lavoro nei cantieri – ma è evidente che le incognite tecniche legate al rinforzo del vecchio ponte potrebbero dilatare i tempi. Il progetto definitivo, va ricordato, prevede un intervento che dovrebbe durare poco più di sette mesi, ma i cantieri non potranno nemmeno iniziare finché il nuovo ponte non sarà in esercizio e avrà assorbito la maggior parte dei flussi veicolari.

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