Trump: «Errore espellere la Russia dal G8». Zelensky alla Bielorussia: «Rimuova i ripetitori dei droni o ci pensiamo noi»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le bombe russe continuano a cadere su Kharkiv e Zaporizhzhia, con un bilancio che si aggrava di ora in ora, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un ultimatum secco al leader bielorusso Alexander Lukashenko, concedendogli una settimana di tempo per rimuovere i sistemi ripetitori installati sulle torri del paese, utilizzati dall'esercito di Mosca per guidare i droni contro le città ucraine; in caso contrario, ha avvertito Zelensky, l'Ucraina procederà in autonomia alla rimozione di quelle che ha definito apparecchiature che dirigono gli attacchi contro i civili, specificamente contro i civili, come ha sottolineato nel suo intervento ripreso da Ukrainska Pravda.

Le dichiarazioni del presidente ucraino arrivano in un contesto di estrema tensione militare, con le forze russe che hanno intensificato i bombardamenti nelle ultime ore, colpendo duramente la città di Kharkiv e causando vittime tra la popolazione civile, mentre le trattative per un cessate il fuoco, promosse dall'amministrazione Trump, restano di fatto congelate nonostante le dichiarazioni ottimistiche provenienti dalla Casa Bianca.

A Zaporizhzhia, nel sud-est del paese, l'onda d'urto delle esplosioni e la caduta di detriti hanno danneggiato veicoli e infrastrutture, con almeno dieci feriti secondo il bilancio provvisorio diffuso dalle autorità locali, che parlano di un attacco che ha aggravato ulteriormente le condizioni di una città già provata dal conflitto.

L'ultimatum di Zelensky e la minaccia di un'azione diretta

Zelensky è stato chiaro nel riferirsi alla presenza di ripetitori russi e bielorussi sul territorio di Lukashenko, lungo due oblast al confine con l'Ucraina, sostenendo che per Kiev la natura di quelle apparecchiature – se russe o bielorusse – non fa differenza, perché il risultato è che vengono guidati attacchi contro i civili ucraini.

Il capo di Stato ha dato al leader bielorusso sette giorni per agire, avvertendo che, in mancanza di un intervento tempestivo da parte di Minsk, l'Ucraina sarà costretta a fare da sola, un'affermazione che solleva lo spettro di un allargamento del conflitto ai confini settentrionali del paese.

Le parole di Zelensky rappresentano un ulteriore inasprimento della posizione ucraina nei confronti della Bielorussia, finora considerata un alleato passivo di Mosca ma non direttamente coinvolta nelle ostilità, sebbene il suo territorio sia stato utilizzato in passato come trampolino di lancio per l'invasione del febbraio 2022.

La scelta di fissare una scadenza così ravvicinata, una settimana, suggerisce che Kiev abbia informazioni precise sull'utilizzo di queste infrastrutture e ritenga che la loro neutralizzazione sia essenziale per ridurre l'efficacia degli attacchi aerei russi, che nelle ultime notti hanno seminato morte e distruzione.

Nel frattempo, i soccorritori continuano a lavorare tra le macerie degli edifici colpiti a Kharkiv, dove il bilancio ufficiale parla di un morto e nove feriti, un numero destinato a salire se si considera che sotto i detriti potrebbero esserci ancora altre persone, come hanno riferito le stesse squadre di emergenza. L'attacco aereo che ha devastato il quartiere di Kholodnohirsky, nella città dell'Ucraina orientale, ha mostrato ancora una volta la ferocia dei bombardamenti russi, che non risparmiano le zone residenziali, alimentando la rabbia e la determinazione della popolazione ucraina.

Le bombe su Kharkiv e Zaporizhzhia e il congelamento dei negoziati

Mentre Zelensky lanciava il suo ultimatum, le sirene antiaeree non hanno smesso di suonare e gli attacchi si sono susseguiti con una cadenza serrata, colpendo Kharkiv con bombe aeree che hanno ridotto in macerie interi isolati, causando il ritrovamento del corpo di una donna tra le macerie e lasciando almeno nove feriti, tra cui probabilmente bambini, come hanno riferito le autorità locali.

La situazione sul campo si fa sempre più drammatica e il numero delle vittime civili continua a crescere, mentre la diplomazia internazionale sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva, con i colloqui guidati dagli Stati Uniti per porre fine al conflitto, iniziato ormai più di quattro anni fa, che restano di fatto bloccati.

In questo scenario di stallo, il presidente americano Donald Trump, prima di partire per Camp David, ha rilasciato dichiarazioni che hanno subito fatto il giro del mondo, affermando di aver risolto otto guerre e di pensare che quella tra Russia e Ucraina fosse la più facile, salvo poi ammettere che la risolveremo, un'uscita che ha suscitato più di una perplessità negli osservatori internazionali.

Trump ha inoltre definito un errore l'espulsione della Russia dal G8, un commento che riapre la ferita delle relazioni diplomatiche con Mosca e che sembra allinearsi con la sua narrativa di un disimpegno americano dai conflitti europei, anche se i fatti sul terreno raccontano una storia diversa, fatta di armi che continuano a parlare e di civili che pagano il prezzo più alto.

Le parole del presidente degli Stati Uniti, che ormai da più di un anno siede alla Casa Bianca per il suo secondo mandato, rappresentano un ulteriore elemento di incertezza in un quadro già di per sé caotico, dove le posizioni appaiono sempre più polarizzate e la prospettiva di una soluzione negoziata sembra allontanarsi. La guerra, giunta a un punto critico, vede Mosca e Kiev intensificare gli attacchi reciproci, come se ciascuna delle due parti volesse guadagnare terreno prima di un eventuale, quanto improbabile, ritorno al tavolo delle trattative.

La questione dei ripetitori bielorussi e il rischio di un'escalation

La sfida lanciata da Zelensky a Lukashenko pone ora la Bielorussia di fronte a una scelta delicata: rimuovere le apparecchiature che consentono ai droni russi di colpire con precisione le città ucraine, o assumersi la responsabilità di un possibile intervento militare ucraino sul suo territorio, un'eventualità che nessuno fino a oggi aveva seriamente contemplato e che potrebbe segnare un pericoloso salto di qualità nel conflitto.

La presenza di quei ripetitori, come ha spiegato il presidente ucraino, non è un dettaglio tecnico secondario, ma un elemento operativo cruciale che permette agli attacchi di essere guidati contro obiettivi civili, trasformando di fatto la Bielorussia in un complice attivo delle operazioni belliche russe, anche se formalmente non è in guerra contro l'Ucraina.

Le parole di Zelensky suonano come un avvertimento che non lascia spazio a fraintendimenti e che mette in luce la crescente frustrazione di Kiev di fronte alla capacità russa di colpire le proprie retrovie utilizzando tecnologie dislocate in paesi terzi.

Se la minaccia dovesse essere messa in atto, ci troveremmo di fronte a un'operazione militare ucraina in territorio bielorusso, un'azione che avrebbe inevitabili ripercussioni sugli equilibri dell'intera regione e che coinvolgerebbe direttamente Minsk nel conflitto, ponendo fine a quella ambiguità che ha finora caratterizzato il ruolo di Lukashenko.

Nel frattempo, le autorità ucraine continuano a documentare i danni degli attacchi russi, come nel caso di Zaporizhzhia dove il Servizio statale di emergenza ha reso noto che l'onda d'urto e i detriti hanno causato la distruzione di veicoli e infrastrutture, un bollettino di guerra che si ripete identico ogni giorno in diverse località del paese.

Il tempo concesso da Zelensky a Lukashenko scade tra sette giorni e, in assenza di segnali concreti da parte di Minsk, le parole del presidente ucraino potrebbero trasformarsi in azioni, con tutte le conseguenze del caso per la sicurezza di un intero continente.

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