La crisi della Juve, lo Stadium si arrende al Como: ora è il peggior campionato degli ultimi quindici anni
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Redazione Sport
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La notte sullo Stadium, quella che doveva essere la scintilla per il riscatto dopo la goleada di Istanbul, si è trasformata nell'ennesima, umiliante conferma. La Juventus, quella stessa che indossava una maglia retro a righe orizzontali nel tentativo forse di evocare fantasmi gloriosi o quantomeno di riannodare i fili con una tradizione vincente, è scivolata contro un Como ordinato e cinico, perdendo per due a zero tra le mura amiche. Una sconfitta, questa, che va ben oltre i tre punti lasciati per strada, perché certifica l'ingresso ufficiale in quella che i numeri descrivono senza appello come la crisi più nera dell’ultimo quindicennio. I precedenti immediati, la debacle per cinque a due in casa del Galatasaray e il derby d'Italia perso all'ultimo respiro con l'Inter, non erano stati un incidente di percorso, bensì i prodromi di un malessere profondo che contro i lariani ha mostrato tutto il suo volto.
La statistica che non mente: tredicesimo gol subito al primo tiro
C’è un dato, nella sciagurata gestione della partita da parte degli uomini di Spalletti, che grida vendetta e che fotografa meglio di qualsiasi analisi tattica lo stato confusionale in cui versa la formazione bianconera. Per la tredicesima volta in questa stagione, la Juventus ha subito gol alla prima conclusione verso la porta avversaria -3-7. Un dato che rasenta l’incredibile se si pensa alla mole di gioco talvolta prodotta, ma che diventa fin troppo chiaro se si analizza la fragilità mentale di un gruppo che, al primo intoppo, va letteralmente in tilt. La rete di Mërgim Vojvoda, nata da una disattenzione di McKennie e da una respinta tutt’altro che impeccabile di Di Gregorio, ne è stata l’ennesima riprova: un errore grossolano a condire una prestazione incolore, e la partita prende una piega sinistra. Non è più questione di modulo o di condizione atletica, verrebbe da dire, ma di un’identità smarrita, di quelle che ti facevano riconoscere come squadra anche nei momenti di difficoltà.
Il dopo-Allegri e il fantasma dell'identità perduta
Sulle pagine del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni ha centrato il punto con una lucidità che mette i brividi, parlando di una perdita di identità come segno distintivo dell’era successiva all'addio di Allegri. Riconoscersi ed essere riconoscibile, questa la semplice equazione che la Juventus non riesce più a risolvere [citation:source]. E a nulla sono valsi i cambi in panchina, l’avvicendarsi di dirigenti e le campagne acquisti faraoniche, perché il problema, ormai è chiaro, affonda le radici in un humus più tossico e profondo. Alessandro Costacurta, intervenuto negli studi di Sky Sport, ha parlato senza mezzi termini di una «caduta psicologica clamorosa», un aspetto che preoccupa in vista dell’impegno di ritorno contro i turchi e che, a suo dire, non può essere ricondotto alla sola ultima annata, ma a un ciclo di scelte sbagliate che si trascina ormai da tempo -8.
Una classifica impietosa e la rincorsa Champions
Il rovescio contro il Como, maturato anche grazie alla freddezza di Maxence Caqueret in contropiede, ha un peso specifico notevole in classifica -3-7. La Roma, che ora occupa il quarto posto, osserva dalla finestra mentre i bianconeri restano inchiodati a quota quarantasei punti, scavalcati moralmente e numericamente da una squadra neopromossa che gioca un calcio spensierato e divertente -2-9. I numeri dell’arco solare non mentono: nelle ultime cinque uscite tra campionato e coppe, è arrivato un solo misero punto, una progressione da retrocessione che ha fatto scivolare la media punti di Spalletti da oltre due a 1,94, una proiezione che, a conti fatti, potrebbe non bastare nemmeno per agganciare il treno della prossima Champions League -1-5. E mentre l'Inter vola in vetta, la Juventus brancola nel buio, aggrappandosi ai rientri e sperando che il bicchiere mezzo pieno possa riempirsi prima della prossima, fatidica, battaglia.




