Il silenzio e il braccialetto elettronico: Le Pen lascia il tribunale di Parigi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Marine Le Pen ha lasciato il tribunale di Parigi senza una parola per la stampa, pochi istanti dopo che la Corte d'Appello ha depositato la sentenza destinata a ridisegnare i contorni della sua corsa verso l'Eliseo. La leader del Rassemblement National, che al suo arrivo in aula aveva mormorato un "sto bene, sto bene" a chi le chiedeva come stesse, si è allontanata in silenzio, lasciando ai suoi legali il compito di metabolizzare il verdetto che conferma la sua colpevolezza ma le riapre, sia pure in condizioni inedite, le porte della competizione presidenziale del 2027.
Il verdetto a doppio taglio dei giudici
La Corte d'Appello di Parigi ha confermato la colpevolezza di Marine Le Pen per l'appropriazione indebita di fondi pubblici europei nel caso dei falsi assistenti parlamentari del Front National, riducendo però in modo significativo la pena accessoria che rischiava di escluderla definitivamente dalla vita politica.
Se in primo grado, lo scorso 31 marzo, era stata inflitta una condanna a cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato – una misura che di fatto le impediva di presentarsi alle presidenziali – i giudici d'appello hanno ridotto il periodo di interdizione a 45 mesi, di cui 30 sospesi con la condizionale. Poiché il periodo di ineleggibilità ha cominciato a decorrere dal marzo 2025, Le Pen ha già scontato 15 mesi di pena, risultando quindi eleggibile per il voto dell'aprile 2027.
La presidente del tribunale, Michèle Agi, ha motivato la decisione sottolineando che le sentenze di ineleggibilità devono essere ponderate rispetto alla "libertà di candidatura" e alla "libera scelta degli elettori", definiti come un "prerequisito per l'espressione democratica".
Un anno con il braccialetto elettronico
Il verdetto, tuttavia, non rappresenta una piena assoluzione sul piano penale. La Corte ha condannato Marine Le Pen a tre anni di reclusione, di cui due sospesi e uno da scontare effettivamente con braccialetto elettronico. Una misura che la leader ultranazionalista aveva già definito inaccettabile nelle settimane precedenti, dichiarando pubblicamente che non avrebbe portato avanti una nuova campagna per l'Eliseo se fosse stata costretta a indossare il dispositivo di controllo. La condanna penale è accompagnata da una multa di 100.000 euro, mentre il partito è stato sanzionato con 2 milioni di euro, di cui un milione con la condizionale. Il sindaco di Perpignan e numero due del partito, Louis Aliot, ha riportato una condanna a un anno di reclusione e due anni di interdizione dai pubblici uffici, entrambi con pena sospesa, conservando così la carica di primo cittadino.
Le prossime mosse di Le Pen
La decisione della Corte d'Appello solleva ora un interrogativo cruciale per il futuro politico francese: Marine Le Pen si candiderà nonostante l'obbligo di indossare il braccialetto elettronico? La risposta potrebbe arrivare già questa sera, quando la leader del Rassemblement National interverrà nel telegiornale di punta di TF1, l'emittente più seguita di Francia.
Le Pen ha sempre subordinato la sua discesa in campo alla possibilità di condurre una campagna elettorale "in completa libertà di movimento", definendo "non possibile" l'idea di fare comizi con un dispositivo di controllo al polso. Una possibilità che gli esperti legali non ritengono però così impraticabile: il giudice di sorveglianza potrebbe autorizzare gli spostamenti necessari per la campagna elettorale, anche se ciò trasformerebbe l'autorità giudiziaria in un arbitro degli spostamenti della candidata, una prospettiva definita "scomoda per tutti".
Le implicazioni politiche del verdetto
L'ipotesi che si sta già facendo strada negli ambienti politici parigini è che Le Pen possa chiedere una ulteriore riduzione o un adattamento della pena: se l'obbligo del braccialetto elettronico venisse ridotto da un anno a sei mesi, la leader del RN potrebbe teoricamente fare campagna elettorale senza il dispositivo a partire da gennaio 2027, con un margine di diversi mesi prima del primo turno.
La Corte d'Appello, pronunciandosi nel merito, ha di fatto scelto una via mediana che le fonti vicine al partito definiscono una "sentenza politica": confermata la colpevolezza per i fatti gravi che hanno interessato undici anni di attività parlamentare, ma preservata la possibilità per milioni di elettori di esprimersi sul loro candidato preferito.
Il giovane presidente del partito, Jordan Bardella, che ha seguito l'annuncio della sentenza dalla sede del Rassemblement National, si è preparato a entrare in scena qualora la sua tutrice politica avesse dovuto gettare la spugna, ma ora si trova ad attendere la decisione che sarà pronunciata nel corso della serata.




