Un brillamento solare record interroga la missione Artemis II mentre una tempesta geomagnetica si avvicina alla Terra
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il Sole, in questa fase turbolenta del suo ciclo numero 25, ha scagliato nella notte tra l’1 e il 2 febbraio un nuovo e potentissimo segnale della sua irrequietezza. Alle 23:57 UTC, infatti, un brillamento di classe X8.1 è esploso dal disco solare, segnando il terzo evento più intenso dell’intero periodo dopo quelli, ancor più energetici, registrati nell’ottobre e nel maggio del 2024. L’origine del fenomeno, come spesso accade, è da ricercarsi in una specifica regione attiva, la AR4366, la quale, sviluppatasi con rapidità negli ultimi giorni di gennaio nel quadrante nord-orientale della nostra stella, ha concentrato in sé un’energia magnetica tale da produrre un’eruzione di proporzioni notevoli. Quel medesimo evento di maggio, peraltro, fu il precursore della cosiddetta tempesta di Gannon, che si rivelò essere la più violenta degli ultimi vent’anni, dimostrando come a simili esplosioni possano seguire, dopo qualche giorno, conseguenze tangibili sul nostro pianeta.
Le preoccupazioni per i voli spaziali con equipaggio
Proprio questa correlazione diretta, ormai ben compresa dalla fisica solare, solleva interrogativi non banali sulle prossime attività umane oltre l’atmosfera. La missione Artemis II della NASA, che dovrebbe portare un equipaggio in un viaggio attorno alla Luna, si troverebbe, in caso di lancio in una fase di alta attività solare, esposta a rischi radiologici maggiori. Le particelle energetiche accelerate da un brillamento di classe X, infatti, possono penetrare gli schermi delle capsule e minacciare la salute degli astronauti, costringendo a cercare riparo in aree più protette del veicolo e a modificare, in casi estremi, le pianificazioni di volo. L’evento dell’1 febbraio, benché la sua espulsione di massa coronale non fosse diretta verso la Terra, rappresenta un monito: lo spazio profondo, senza la protezione del campo magnetico terrestre, è un ambiente severo, la cui pericolosità è modulata dall’umore del Sole.
L’allerta per una possibile tempesta geomagnetica
Sebbene il brillamento in sé non fosse geo-effettivo, gli scienziati dello Space Weather Prediction Center della NOAA hanno comunque diramato un avviso per una tempesta geomagnetica classificata come G1, ovvero di livello minore. La sorgente di questo disturbo è un’altra, ma il contesto generale rimane quello di un’attività solare elevata, che “schiaffeggia” con insistenza il nostro scudo magnetico. Quando una nube di plasma, l’espulsione di massa coronale associata spesso a questi eventi, colpisce la magnetosfera, si innescano le aurore polari ma anche possibili fluttuazioni nelle reti elettriche e disturbi alle comunicazioni radio e ai segnali satellitari. L’attenzione dei centri di monitoraggio è quindi massima, perché dalla corretta previsione di questi fenomeni dipende la mitigazione dei loro effetti sulle infrastrutture tecnologiche dalle quali la società moderna è totalmente dipendente.
Il riflesso dell’attività solare nella vita e nell’arte
Mentre gli strumenti scientifici tracciano curve di dati e calcolano traiettorie di particelle, l’immensa energia del Sole continua a ispirare, in modo del tutto differente, la sensibilità degli artisti. A Giaveno, dal 7 febbraio, una mostra dedicata a Francesco Tabusso ne esplora proprio il rapporto con la natura, di cui la nostra stella è motore primo. Le sue tele, che ritraggono le valli del Torinese, sono una celebrazione della luce e delle forme che essa genera, un contrappunto poetico alla stessa potenza fisica che i fisici misurano in watt per metro quadro. In un altro angolo d’Italia, in Friuli, la figura di Mauro Corona incarna un legame altrettanto viscerale con il paesaggio montano, scolpito dalla geologia ma illuminato dal Sole, raccontando attraverso la letteratura e la scultura un universo dove la forza della natura, che in cielo si manifesta con i brillamenti, in terra si traduce in silenziose e maestose rocce.




