Trump a Netanyahu: via libera a nuove operazioni militari se Hamas non restituisce i corpi degli ostaggi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una telefonata, definita cordiale ma al tempo stesso diretta, tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rimesso in discussione gli equilibri del già precario cessate il fuoco a Gaza. Al centro del colloquio, che diverse testate israeliane hanno descritto come positivo e caloroso, è tornata la spinosa questione del mancato rientro dei corpi di tutti gli ostaggi deceduti, un nodo che rischia di far saltare gli accordi fin qui faticosamente raggiunti. Netanyahu, secondo quanto si apprende, ha illustrato al presidente americano le misure che il suo governo si prepara a mettere in atto per rispondere al fatto che Hamas ha finora consegnato soltanto nove salme, una restituzione parziale che ha generato forte irritazione a Gerusalemme.

L’ultimatum di Washington e il piano israeliano

Donald Trump, intervenendo pubblicamente sulla vicenda, non ha usato giri di parole, dichiarando che avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di autorizzare Netanyahu a riprendere l’azione militare qualora Hamas persistesse nel non rispettare gli impegni assunti. «Se Hamas continua a uccidere civili, andremo lì e li uccideremo», ha affermato il tycoon, lasciando intendere che la pazienza statunitense non è infinita. Le forze israeliane, ha aggiunto, potrebbero tornare operative «non appena lo dirò io», sottolineando come l’esito della partita con il gruppo palestinese si chiarirà in tempi molto rapidi. Una posizione che è stata immediatamente fatta propria dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, il quale ha rincarato la dose annunciando di avere già preparato un «piano globale per sconfiggere Hamas nella Striscia» nel caso in cui si rendesse necessario riprendere le operazioni belliche.

La difficile ricerca delle salme e le dichiarazioni sull’accordo

A complicare ulteriormente il quadro, rendendo la situazione ancor più tesa, si aggiunge la questione legata alla ricerca dei resti dei prigionieri. Trump ha definito «raccapricciante» l’intero processo di recupero, mentre da parte loro i militanti di Hamas hanno fatto sapere di non essere in grado di localizzare e recuperare altri corpi tra le macerie di Gaza senza disporre di attrezzature specializzate. Un punto, questo, che rischia di diventare uno scoglio insormontabile, considerando che l’intesa, tra i suoi vari punti, prevede esplicitamente la restituzione di tutti gli ostaggi, sia vivi che deceduti, insieme alla smilitarizzazione dell’organizzazione.

Lo stallo e le possibili conseguenze immediate

Con l’accordo di pace che appare sempre più in bilico, la possibilità di una ripresa dei raid israeliani diventa concreta. La posizione americana, espressa senza ambiguità, sembra aver concesso a Israele la copertura politica necessaria per intensificare la propria risposta, la quale, stando alle parole dei suoi rappresentanti, è già pianificata nei dettagli. Il mancato adempimento completo da parte di Hamas, quindi, non viene considerato una semplice violazione ma un elemento che legittima una reazione militare su larga scala, spostando nuovamente il conflitto dalla sfera negoziale a quella bellica.

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