Migranti riportati in Italia, il fallimento dell'accordo con l'Albania
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Redazione Interno
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Il recente tentativo del governo italiano di trasferire migranti in Albania, in base agli accordi stipulati tra il governo Meloni e Tirana, ha subito un brusco arresto. Mercoledì scorso, sedici migranti sono stati trasferiti nel porto di Shengjin, dopo due giorni di navigazione a bordo della nave della Marina militare "Libra". Tuttavia, già il primo giorno sono emersi i primi ostacoli: quattro di loro sono stati rispediti in Italia, due perché minorenni e gli altri due perché considerati "individui fragili".
La sezione per i diritti della persona e immigrazione del tribunale di Roma ha recentemente deciso di non convalidare i decreti di trattenimento dei dodici migranti trasferiti nei centri di accoglienza in Albania. Di conseguenza, questi migranti dovranno fare rientro in Italia. La decisione del tribunale ha scatenato reazioni contrastanti: da un lato, il governo Meloni ha criticato aspramente i giudici di Roma, mentre dall'altro, esponenti dell'opposizione, come Elly Schlein, hanno attaccato il governo per il fallimento dell'accordo.
Il trasferimento dei migranti in Albania, che avrebbe dovuto alleggerire la pressione sui centri di accoglienza italiani, si è rivelato un'operazione costosa e inefficace. Secondo Schlein, l'accordo è stato un fallimento totale, con costi esorbitanti per ogni migrante trasferito. La situazione ha sollevato ulteriori interrogativi sulla gestione dei flussi migratori e sulla capacità del governo di trovare soluzioni efficaci e sostenibili.
Nel frattempo, il dibattito politico si è acceso ulteriormente, con Matteo Salvini che ha chiamato a raccolta contro "i giudici comunisti" che lo stanno processando per sequestro di persona, in relazione a un episodio del 2019, quando, in qualità di ministro, impedì lo sbarco di 146 migranti dalla nave della ONG Open Arms




