Caso ricina a Pietracatella, Locatelli non esclude un possibile avvelenamento di Gianni Di Vita
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Redazione Interno
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Il caso ricina a Pietracatella si arricchisce di un nuovo elemento: Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, non esclude che anche Gianni Di Vita possa essere stato esposto al veleno. L’ipotesi arriva dopo la scoperta della ricina nel sangue di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale di Campobasso.
Le analisi sulla ricina e il lavoro del Centro Antiveleni
Locatelli ha coordinato il team che ha effettuato gli accertamenti tossicologici sul caso di Pietracatella e ha definito il ritrovamento della ricina un evento senza precedenti nella letteratura scientifica. Il direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia ha spiegato che non risultano casi analoghi documentati con caratteristiche simili, evidenziando la particolare complessità delle analisi condotte.
La ricina è una sostanza altamente tossica e la sua individuazione nei campioni biologici delle due vittime ha rappresentato il punto centrale degli accertamenti. Il lavoro degli specialisti è stato orientato a verificare la presenza della sostanza nell’organismo e a ricostruire le possibili modalità dell’esposizione, un passaggio fondamentale per gli investigatori impegnati a chiarire la dinamica dei decessi.
Le indagini sul doppio decesso a Pietracatella
Le verifiche investigative proseguono con l’ascolto di persone informate sui fatti. Nel pomeriggio sono stati programmati nuovi colloqui in questura con parenti e amici del marito di Monia, una docente che in passato era stata vicina a Gianni Di Vita. Gli investigatori stanno raccogliendo elementi utili per ricostruire i rapporti personali e gli eventi che hanno preceduto la morte delle due donne.
Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono decedute dopo un avvelenamento da ricina avvenuto nel dicembre 2025. La scoperta della sostanza nei loro campioni biologici ha trasformato il caso in un’indagine particolarmente delicata, anche per la rarità del composto individuato e per la necessità di stabilire chi possa aver avuto accesso alla sostanza.
L’ipotesi dell’esposizione di Gianni Di Vita
Il possibile coinvolgimento di Gianni Di Vita sotto il profilo dell’esposizione al veleno rappresenta uno degli aspetti ora valutati dagli esperti. Locatelli non ha escluso questa eventualità, spiegando che gli accertamenti devono considerare tutte le persone che potrebbero essere entrate in contatto con la ricina.
Il direttore del Centro Antiveleni ha inoltre sottolineato che l’utilizzo di una sostanza come la ricina richiede conoscenze specifiche. L’analisi delle modalità con cui il veleno sarebbe stato impiegato costituisce uno degli elementi che gli investigatori devono approfondire per ricostruire l’origine dell’avvelenamento.
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