La nuova pioggia di miliardi su OpenAI non basta a fugare il nervosismo dei mercati, e Piazza Affari chiude in calo trascinata dalle vendite sul comparto bancario mentre l’inflazione americana allontana i tagli della Fed.

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ultima seduta della settimana, quella del 27 febbraio, si è chiusa all’insegna della prudenza per le principali piazze finanziarie del Vecchio continente, con l’indice Ftse Mib che ha archiviato le contrattazioni in rosso dello 0,46% attestandosi a 47209 punti, in un clima di generale incertezza che, complici le persistenti tensioni geopolitiche legate al dossier Iran e un rinnovato scetticismo nei confronti del settore dell’intelligenza artificiale, ha finito per penalizzare soprattutto i titoli a maggiore rischio. A pesare sull’umore degli investitori, infatti, non è stata solo la nuova ondata di capitali — per quanto ingente — riversata su OpenAI, la quale non è riuscita a dissipare i dubbi sulla sostenibilità del rally fin qui registrato dalle società tecnologiche, ma anche e soprattutto la pubblicazione, oltreoceano, di alcuni dati macroeconomici che hanno di fatto allontanato la prospettiva di un imminente allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve. L’indice dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti, va ricordato, ha registrato a gennaio un incremento dello 0,5% su base mensile, un dato superiore non solo allo 0,4% del mese precedente ma anche allo 0,3% atteso dal consenso degli economisti; un’accelerazione che, unita al contesto di mercato del lavoro ancora teso, rende improbabile che la banca centrale americana, guidata da Jerome Powell, possa tagliare i tassi di interesse nel breve periodo.

Piazza Affari e lo scetticismo del mercato sul piano di Mps, con l’indice Napm Chicago che sorprende al rialzo

In questo quadro di generale avversione al rischio, che ha visto il Bitcoin proseguire la sua fase discendente e il petrolio, al contrario, rialzare la testa con incrementi superiori al 2% grazie ai timori di un’escalation in Medio Oriente, l’attenzione degli operatori si è concentrata in particolare sui titoli del credito. Riflettori puntati, a Milano, su Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca, con il mercato che ha accolto senza particolare entusiasmo la presentazione, da parte dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, del nuovo piano strategico al 2030. Il progetto, che prevede la distribuzione di 16 miliardi di euro in dividendi grazie a ricavi attesi in crescita fino a 9,5 miliardi entro la fine del decennio, punta a una maggiore diversificazione delle fonti di reddito e fissa obiettivi finanziari ambiziosi, tra cui un utile netto adjusted di 3,7 miliardi e un Rote al 18%, con il rapporto cost/income destinato a scendere dal 46% al 38%; nonostante ciò, i dubbi degli investitori sulla concreta realizzabilità di tali traguardi e sulle tempistiche dell’integrazione con Piazzetta Cuccia hanno prevalso, alimentando le vendite. Sul fronte macroeconomico statunitense, invece, da segnalare il dato relativo all’indice Napm di Chicago, che a febbraio è salito a 57,7 punti, in netto miglioramento rispetto ai 54 punti registrati nel mese precedente, un segnale di resilienza dell’attività economica che, paradossalmente, ha contribuito ad accrescere le preoccupazioni legate all’inflazione.

Le incertezza sull’AI e lo spettro dell’Iran condizionano gli scambi, con l’Europa che chiude contrastata

L’andamento contrastato delle Borse europee — con Milano in calo dello 0,4%, Parigi a -0,5%, Madrid a -0,8% e Francoforte, invece, sostanzialmente piatta (+0,05%) — riflette pertanto una duplice tensione: da un lato quella legata alle valutazioni stellari del comparto tecnologico, sempre più esposto a possibili correzioni dopo la corsa degli ultimi mesi, e dall’altro quella derivante dai numerosi fronti di crisi internazionali. Le tensioni con l’Iran, in particolare, rappresentano una variabile impazzita in grado di influenzare non solo il prezzo delle materie prime, come il greggio, ma anche la propensione degli investitori verso attività più rischiose. A ciò si aggiunge la pioggia di miliardi su OpenAI, che non ha fugato il nervosismo: anzi, l’entità degli investimenti ha paradossalmente riacceso il dibattito sulla possibilità che i profitti futuri del settore possano effettivamente giustificare simili esborsi di capitale. Un clima di incertezza che, alimentato d’altra parte dall’aumento dell’avversione al rischio, ha favorito gli acquisti di titoli di Stato, con una parallela e generalizzata discesa dei rendimenti obbligazionari.

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