Fabriano, il termomeccanico italiano riacquisisce Riello, scongiurato il Golden Power
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
In un mercato globale dove le cessioni a gruppi esteri sono state, per molti, l’unico approdo, la scalata di Ariston Group si staglia come un’inversione di rotta coraggiosa e significativa. La holding di Fabriano, infatti, ha perfezionato l’acquisto del cento per cento del Riello group, storico colosso del riscaldamento e della climatizzazione, riportando sotto il controllo italiano un patrimonio tecnologico e simbolico che, dal 2015, apparteneva agli americani di Carrier Global ration. L’operazione, salutata con un deciso apprezzamento in Borsa – il Titolo Ariston è schizzato verso l’alto, guadagnando quasi il tre per cento in una sola seduta –, evita peraltro il ricorso allo strumento del Golden Power da parte del governo, segnale di una transizione percepita come strategica e non conflittuale per il sistema-paese.
Il valore industriale di un'operazione simbolica
Paolo Merloni, presidente esecutivo del gruppo acquirente, non nasconde un orgoglio che travalica i meri numeri dell’accordo, pur rilevanti: «Riello è un’azienda iconica», ha dichiarato, sottolineando come il suo nome abbia sempre costituito un punto di riferimento indiscusso nel campo dei bruciatori e delle tecnologie di combustione. L’acquisizione, secondo la sua visione, rappresenta la vittoria di un progetto industriale di lungo respiro su mere logiche finanziarie, un modo per custodire e sviluppare ulteriormente un know-how che si è sedimentato in oltre un secolo di storia. Una responsabilità, come l’ha definita lui stesso, che Ariston – la quale chiude il 2024 con un fatturato superiore ai 2,6 miliardi di euro, ventotto siti produttivi e una forza lavoro di oltre diecimila persone – sembra ora pronta ad assumersi pienamente.
Un patrimonio produttivo che torna a casa
Il ritorno del tricolore sugli stabilimenti Riello non è dunque solo una questione di bandiere, ma corrisponde alla riconquista di un tessuto produttivo e di ricerca di prim’ordine. I poli di Legnago, in provincia di Verona – dove tutto ebbe inizio nel lontano 1922 –, di Volpago del Montello, nel Trevigiano, e quello di Lecco, quest’ultimo dedicato alla ricerca e presidiato da centosessanta tecnici specializzati, tornano a far parte di un disegno industriale interamente nazionale. Si tratta di presidi che, insieme ai marchi storici come lo stesso Riello o Beretta, compongono un mosaico di eccellenza che ora potrà essere integrato e potenziato all’interno di una galassia più ampia, ma pur sempre radicata nel medesimo territorio, le Marche, e animata dalla medesima cultura manifatturiera.
Il contesto di un settore in trasformazione
La mossa di Ariston risuona in modo particolare se letta sullo sfondo delle dinamiche che hanno interessato, talvolta in modo doloroso, il distretto termomeccanico e dell’elettrodomestico italiano. Esperienze come quelle di Civitanavi o, risalendo nel tempo, di Indesit, raccontano infatti una storia diversa, fatta di cessioni alla pressione dei grandi gruppi internazionali, spesso asiatici. In questo panorama, la capacità di un player italiano non solo di resistere, ma di passare all’offensiva, acquisendo un competitor di pari prestigio che era già transitato sotto controllo straniero, delinea uno scenario nuovo. Un scenario in cui la consolidata forza sui mercati internazionali, che da sempre caratterizza queste aziende, si combina con una rinnovata volontà di mantenere la regia e la proprietà dei gioielli di famiglia, preservandone l’identità e le filiere.




