Stretto di Bab el-Mandeb, raid Houthi contro la nave Tihamah: sei morti tra marinai e soccorritori

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sale a sei il numero delle vittime dell'attacco missilistico che, nella giornata di martedì, ha preso di mira una nave mercantile nello Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più strategici e contesi al largo delle coste meridionali dello Yemen.

A darne notizia è stata la guardia costiera yemenita, facente capo al governo riconosciuto a livello internazionale, che ha aggiornato il bilancio fornito inizialmente: tra i morti si contano quattro membri dell'equipaggio della nave mercantile Tihamah e due militari appartenenti alle forze di soccorso intervenute sul posto per prestare assistenza e tentare l'evacuazione dell'imbarcazione.

L'incidente, che rappresenta uno degli episodi più gravi dall'inizio della recrudescenza degli attacchi contro il traffico commerciale, è stato attribuito ai ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, i quali avrebbero rivendicato la responsabilità dell'azione.

L'attacco alla Tihamah e le vittime tra i soccorritori

Secondo quanto ricostruito dalle autorità yemenite e dalle agenzie di stampa internazionali, il cargo battente bandiera liberiana, identificato come Tihamah, è stato colpito da tre missili balistici mentre transitava attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, l' "imbuto" marino che separa la penisola arabica dal Corno d'Africa. L'impatto ha innescato un incendio a bordo, provocando ingenti danni alla struttura della nave e causando le prime vittime tra l'equipaggio.

La guardia costiera ha precisato che tra i marinai deceduti figurano tre cittadini pachistani e un cittadino indonesiano. La dinamica dell'attacco, tuttavia, non si è esaurita con la prima salva: un secondo missile, infatti, ha centrato la nave proprio mentre le squadre di soccorso – composte da militari yemeniti – stavano operando per mettere in sicurezza il relitto ed evacuare i superstiti. Questo secondo raid ha causato la morte di due soccorritori, portando il totale delle vittime a sei.

Si tratta, a detta degli analisti, delle prime vittime accertate tra i membri dell'equipaggio di una nave commerciale dalla riapertura delle ostilità in questo teatro, a dimostrazione di una pericolosa escalation nella strategia dei ribelli.

La risposta americana nel Golfo di Oman

Sull'altro versante della crisi, a migliaia di chilometri di distanza ma sulla stessa linea di tensione che attraversa gli Stretti, le forze armate statunitensi hanno condotto un'operazione militare nel Golfo dell'Oman, ai margini orientali della penisola arabica.

L'azione, confermata dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), ha visto un elicottero MH-60 della Marina aprire il fuoco contro una nave mercantile battente bandiera panamense che, secondo la ricostruzione ufficiale, aveva ignorato ripetuti avvertimenti e tentato di forzare il blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani.

L'attacco, che ha coinvolto missili Hellfire sparati contro la sala macchine, ha centrato l'imbarcazione, identificata da alcune fonti come Vela Nova, senza tuttavia provocare vittime tra i 17 membri dell'equipaggio. L'episodio si inserisce nel quadro della stretta navale voluta dall'amministrazione Trump per asfissiare l'economia iraniana, una strategia che ha portato a un incremento esponenziale della tensione e a frequenti episodi di scontro diretto in acque internazionali.

Stallo diplomatico e pressioni sui mercati

La recrudescenza degli attacchi negli Stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb si sovrappone a un momento di stallo nei negoziati diplomatici tra Stati Uniti e Iran, nonostante alcuni segnali di apertura e la mediazione attiva di Paesi come il Pakistan e l'Oman.

Le diplomazie continuano a lavorare su possibili intese per la riapertura dei corridoi marittimi, con proposte che prevedono il transito delle navi in corsie separate sotto il controllo di Teheran e Mascate, ma le condizioni poste dall'Iran – in primis la rimozione del blocco navale americano – restano il principale ostacolo al raggiungimento di un accordo.

Proprio l'andamento altalenante dei negoziati, e la loro percezione da parte dei mercati, si riflette in modo evidente sul costo del petrolio: il Brent, dopo aver toccato i 90 dollari al barile, è sceso in scia agli ottimismi diplomatici per poi risalire alla luce dei nuovi attacchi. I dati sul traffico commerciale mostrano una flessione drammatica del numero di navi in transito, con lo Stretto di Hormuz che lunedì ha visto passare appena sei imbarcazioni, contro le centinaia che lo attraversavano nei periodi di normalità.

Le conseguenze di una guerra degli Stretti

Gli episodi di martedì confermano come la crisi abbia ormai coinvolto a pieno titolo entrambi gli Stretti chiave per il commercio globale: Hormuz, sotto pressione per il blocco americano e la risposta iraniana, e Bab el-Mandeb, dove gli Houthi, in solido con Teheran, hanno intensificato le loro azioni per colpire gli interessi sauditi e, più in generale, per dimostrare la loro capacità di condizionare le rotte energetiche mondiali.

La scelta degli Houthi di attaccare con una doppia salva – la prima contro la nave, la seconda contro i soccorritori – è stata letta dagli osservatori come un messaggio di forza senza precedenti, un'ulteriore prova del fatto che il conflitto non si limita a un duello tra due potenze, ma si ramifica in una rete di attori regionali armati e determinati.

A subire le conseguenze immediate sono i marinai, le navi e il commercio internazionale, con il prezzo del petrolio che rimane l'indicatore più sensibile di una crisi destinata a protrarsi finché non si troverà un punto d'incontro tra le parti in causa.

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