Migranti, l'Ue stringe sui rimpatri: accordo su paesi terzi sicuri e lista delle origini sicure

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Consiglio dei ministri dell'Unione europea ha posto le basi per una svolta significativa nelle politiche di asilo comunitarie, approvando, nonostante il dissenso di alcuni stati membri, due atti legislativi che modificheranno in profondità la gestione delle richieste di protezione internazionale. La maggioranza qualificata, infatti, ha spianato la strada alla posizione negoziale del Consiglio su un regolamento che ridefinisce l'applicazione del concetto di "paese terzo sicuro" e su un altro che istituisce, per la prima volta, un elenco vincolante a livello Ue di "paesi di origine sicuri". Quest'ultimo provvedimento, come sottolineato dalle istituzioni europee, amplierà notevolmente le circostanze in cui una domanda d'asilo potrà essere considerata inammissibile, accelerando di fatto le procedure di respingimento.

Il dissenso circoscritto di quattro paesi

Il voto, che ha registrato l'opposizione di Spagna, Grecia, Francia e Portogallo, non è stato però sufficiente a bloccare l'iter, dimostrando come la spinta verso un inasprimento delle norme abbia trovato un consenso ampio, sebbene non unanime. Le obiezioni dei quattro governi, pur rilevanti, sono rimaste così confinate al ruolo di minoranza, senza inficiare il raggiungimento del quorum necessario. Questo passaggio, del resto, rappresenta un tassello fondamentale del più ampio Patto sulla migrazione e l'asilo, il cui obiettivo dichiarato è quello di rendere il sistema europeo più efficiente e, soprattutto, più restrittivo, privilegiando l'esternalizzazione del controllo delle frontiere e la rapidità nei rimpatri.

Gli effetti pratici sulle procedure di asilo

La modifica al regolamento esistente riguardante i paesi terzi sicuri consentirà agli stati membri di respingere più facilmente i richiedenti asilo verso nazioni non Ue attraverso le quali questi hanno transitato, qualora tali paesi siano ritenuti "sicuri" per il rimpatrio. Parallelamente, l'istituzione di una lista comunitaria di paesi di origine sicuri – che presumibilmente includerà stati dei Balcani occidentali e altre nazioni – permetterà di trattare con una procedura accelerata, e con un esito spesso prevedibile, le domande presentate da cittadini di quei territori, considerandole per lo più infondate. Un meccanismo, questo, che mira a snellire le pratiche, riducendo i tempi di attesa e i costi di accoglienza, ma che solleva perplessità tra le organizzazioni per i diritti umani riguardo alla valutazione individuale di ogni caso.

Le ricadute immediate per la politica italiana

L'approvazione in Consiglio Ue fornisce ora al governo italiano, e in particolare al ministro dell'Interno, la base giuridica per procedere con iniziative annunciate da tempo. La ratifica della nuova normativa europea, che il governo spera di portare in Consiglio dei ministri a breve, è vista come il presupposto per sbloccare anche accordi bilaterali, come quello per l'istituzione di hub di trattenimento in Albania. Questi sviluppi, nell'insieme, delineano una strategia che punta a delegare la gestione preliminare dei flussi migratori a paesi al di fuori dei confini dell'Unione, cercando di limitare gli arrivi diretti sulle coste europee e, di conseguenza, l'onere della prima accoglienza per gli stati di primo ingresso come l'Italia.

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