La nuova offensiva giudiziaria di Platini: denunciato Infantino a tre giorni dal Mondiale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è tregua, nel lunghissimo conflitto che oppone Michel Platini ai vertici del calcio mondiale; anzi, la tensione è destinata a riesplodere proprio mentre l’attenzione di tutto il globo si concentra sugli stadi che ospiteranno la Coppa del Mondo. L’ex presidente della UEFA, un fuoriclasse che ha segnato epoche diverse del pallone, ha deciso di tornare all’attacco con un’offensiva legale senza precedenti, sporgendo una nuova denuncia penale a Parigi nei confronti dell’attuale presidente della FIFA, Gianni Infantino.

L’atto, depositato dai suoi legali, accusa Infantino e altri cinque funzionari – tra i quali figurano l’ex procuratore generale svizzero Michael Lauber e l’allora direttore legale della FIFA Marco Villiger – di calunnia aggravata e traffico di influenze, in quella che l’ex campione francese descrive come una vera e propria cospirazione ordita per bloccargli la strada verso la poltrona di Zurigo ormai un decennio fa.

Un’azione legale che cambia registro e giurisdizione

Diversamente dai precedenti tentativi, questa volta la strategia di Platini cambia radicalmente campo di battaglia, abbandonando la neutralità della giustizia elvetica per approdare sotto l’egida della magistratura francese. La denuncia, che viene accompagnata dalla costituzione di parte civile, è un meccanismo processuale che costringe il sistema giudiziario a procedere: questo passaggio, come spiega il diretto interessato, implica «la nomina di un giudice istruttore», un passo avanti concreto rispetto alle denunce semplici presentate in passato e poi arenatesi.

Ricordiamo che un primo esposto, risalente al 2018 e focalizzato su calunnia contro ignoti, era finito nel dimenticatoio per intervenuta prescrizione, mentre un secondo, quello del 2021 mirato specificamente contro Infantino, era stato archiviato nell’ottobre scorso senza seguito.

La teoria della congiura e il pagamento da due milioni

Il cuore della vicenda affonda le sue radici nell’autunno del 2015, quando un pagamento di due milioni di franchi svizzeri – pari a circa 1,8 milioni di euro – effettuato dalla FIFA a Platini divenne di pubblico dominio, innescando una reazione a catena di procedimenti disciplinari e penali.

Proprio mentre l’ex capitano della nazionale francese sembrava il candidato naturale per ereditare il trono di Sepp Blatter, quell’affare economico spinse la giustizia a intervenire, spianando di fatto la strada all’ascesa del suo allora delfino Gianni Infantino, che nel febbraio del 2016 raccolse un’eredità inaspettata.

Platini, che nel frattempo ha ottenuto piena e definitiva assoluzione in Svizzera nell’agosto del 2025 al termine di un doppio processo, sostiene oggi senza mezzi termini che quelle accuse fossero «del tutto infondate» e servivano unicamente come strumento di eliminazione dalla corsa.

Obiettivo risarcimento danni e giustizia materiale

Oltre alla rivalsa penale, l’operazione dell’ex fuoriclasse della Juventus prevede un secondo, fondamentale binario: una causa civile intentata direttamente contro la FIFA, finalizzata a ottenere un equo risarcimento per i danni subiti in questo decennio di purgatorio calcistico.

L’azione, che mira a scoperchiare presunte «manovre interne» con la complicità di magistrati svizzeri, punta i riflettori non solo su Infantino ma anche su altri due ex dirigenti di spicco, Domenico Scala e lo stesso Marco Villiger, accusati di aver ordito la trama per escludere il candidato indesiderato.

A dispetto della stanchezza espressa a più riprese dallo stesso Platini – che ha dichiarato di non nutrire più alcuna brama di potere né desiderio di ritornare in una poltrona che ormai non gli appartiene più – la sua determinazione a ottenere una riabilitazione morale ed economica appare più ferrea che mai.

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